San Berillo, il riscatto del quartiere ricomincia da un altarino

Le prostitute dello storico quartiere nel cuore di Catania, raccontano a CataniaToday la loro quotidianità e invocano il riscatto sociale attraverso il lavoro: "Il degrado del quartiere? Non è mica colpa nostra. Qui ci viviamo e facciamo il possibile per mantenere un minimo di decoro"

“Il degrado del quartiere? Non è mica colpa nostra. Qui ci viviamo e facciamo il possibile per mantenere un minimo di decoro. Quell’altarino, ad esempio, era spoglio e rovinato così qualcuno ha pensato bene di metterci l’immagine di San Michele che schiaccia Satana”. E’ solo una fotocopia in bianco e nero, ma per loro rappresenta comunque un piccolo simbolo di riscatto. Lorena, 55enne catanese, è una delle poche prostitute italiane rimaste a San Berillo. Da più di venti anni lavora qui e davanti l’uscio di casa sua ogni giorno aspetta i clienti chiacchierando con le vicine di marciapiede.

“Una decina di anni fa le straniere erano di meno e c’era lavoro per tutte. Ora stiamo qui solo di giorno, la sera ci sono i trans e le nigeriane”. Nessuna vuole farsi ritrarre, per raccontare la quotidianità di queste vie ci accompagnano ai portoni delle case d’appuntamento. “Il più bello è questo, qui lavora Claudia”. Nella penombra della stanzetta, piena di libri e ritagli di giornale c’è il suo letto con accanto un comodino con alcuni pennarelli e matite. Claudia è un trans sulla quarantina, anche lei preferisce non apparire. Qui un’ora d’amore costa venti euro. “Nel tempo libero dipingo per me e per le mie amiche. Ho fatto anche tanti quadri, ma non li tengo qui perché non avrebbe senso...”. Nella via in cui esercita sui muri ci sono dei disegni col gessetto bianco, ma nessun bambino si sognerebbe di venire qui a giocare.

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Ad Angela, prosperosa signora di mezza età, chiediamo semplicemente cosa potrebbe servire per migliorare la vita nel quartiere. “Lavoro! Se qualcuno volesse realmente fare qualcosa per noi, dovrebbe darci la possibilità di buscarci la pagnotta in maniera diversa. Un conto è mettere le mattonelle nuove come è stato fatto in passato, un altro è cambiare le cose realmente. Durante le elezioni tante promesse, poi...”.

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