Tentati omicidi, furti e ricettazione: fatta luce su regolamento di conti a San Cristoforo

Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, di furti aggravati e ricettazioni, di evasione. Sono i reati che, su delega della Procura, hanno fatto scattare gli arresti da parte della polizia per 6 persone

Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, di furti aggravati e ricettazioni, di evasione. Sono i reati che, all'alba di oggi, su delega della Procura, hanno fatto scattare gli arresti da parte della polizia per 6 persone. 

I nomi degli arrestati

Si tratta di: Angelo Sciolino, pregiudicato, già detenuto; Luciano Ricciardi, pregiudicato, già detenuto; Matteo Sciolino, pregiudicato, già detenuto; Federico Rosario Cristaldi, pregiudicato; Salvatore Pietro Azzia, pregiudicato e Salvatore Giannavola, classe 1978. Un altro arrestato, Angelo Sciolino, è accusato di tentato omicidio aggravato, lesioni gravi e porto illegale di arma comune da sparo.

Le indagini

La misura cautelare scaturisce da complessi accertamenti investigativi, anche di tipo tecnico, iniziati la sera dell’8 giugno 2016 a seguito del ferimento, avvenuto in via Di Giacomo, nel rione San Cristoforo, di Sebastiano Musumeci, pregiudicato, raggiunto da un colpo d’arma da fuoco esploso da un killer su uno scooter.

Operazione Wax, - Le intercettazioni

Musumeci è stato accompagnato presso il pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele dove i sanitari di turno hanno diagnosticato ferite d’arma da fuoco all’emitorace sinistro e fratture, disponendone il ricovero in prognosi riservata in pericolo di vita. Nello stesso contesto era rimasto ferito anche un minore di anni 15, raggiunto da un colpo d’arma da fuoco alla gamba destra mentre camminava lungo la via in compagnia della madre e di altri conoscenti – al suo fianco c’era anche un bambino di 6 anni - . Il minore è stato condotto presso lo stesso presidio ospedaliero dove i sanitari hanno diagnosticato una ferita d’arma da fuoco alla coscia destra. In sede di sopralluogo, eseguito insieme alla polizia scientifica, sono stati rinvenuti e sequestrati 5 bossoli di pistola semiautomatica cal. 7,65, di cui 4 esplosi e uno integro, proprio in prossimità dell’abitazione di Sciolino Angelo.

Il tentato omicidio e le prove a carico di Angelo Sciolino

A carico di Angelo Sciolino vi sono svariati elementi di prova quali la sua presenza sul luogo dei fatti e la sua fuga immediatamente dopo l’agguato, i suoi rapporti con la persona offesa Musumeci, 'colpevole' di averne minato tramite facebook l’onorabilità familiare, la mancanza dell’hard disk nel dispositivo dvr del sistema di videosorveglianza dell’abitazione dell’indagato – che riprendeva proprio il luogo dei fatti - il timore per la propria incolumità manifestata dallo stesso Sciolino a seguito dell’agguato subito da Musumeci, le tracce di residui da sparo rilevate sugli indumenti e sul motociclo dell’indagato.

Il gruppo criminale ricostruito dalla squadra mobile - Video

Peraltro, nel corso delle indagini, in data 23 settembre 2016 il figlio minore di Sebastiano Musumeci aveva tentato di uccidere Angelo Sciolino. Nel tardo pomeriggio del 23 settembre 2016, Angelo Sciolino è stato raggiunto al viso, agli arti inferiori e a quelli superiori da cinque colpi di arma da fuoco mentre percorreva a bordo del proprio scooter piazza Federico di Svevia. Pochi minuti dopo l’agguato, i carabinieri hanno fermato a poche centinaia di metri dal luogo teatro dell’azione criminosa il figlio minorenne di Musumeci Salvatore, il quale, trovato in possesso di una pistola rubata, è stato arrestato.

Il gruppo criminale: furti e ricettazione di autovetture

L’attività d’intercettazione ambientale e telefonica, ha permesso di accertare che Angelo Sciolino era a capo di un gruppo criminale, di cui facevano parte il padre Sciolino Matteo, Ricciardi Luciano, Cristaldi Federico Rosario e Azzia Salvatore Piero, dedito alla commissione di furti e alla ricettazione di autovetture nell’area metropolitana catanese, che venivano prevalentemente rivendute nella zona dell’agrigentino a Giannavola Salvatore. In particolare gli associati, che avevano quale base logistica lo storico quartiere San Cristoforo, al fine di nascondere il reale contenuto delle loro dichiarazioni, adoperavano un linguaggio volutamente criptico per indicare le automobili da rubare che gli investigatori riuscivano a decifrare. Ricciardi, inoltre, per realizzare i propositi della consorteria criminale, si rendeva responsabile anche del reato di evasione dagli arresti domiciliari cui era sottoposto. 

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