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Via Pantelleria, l'aggressione contro i carabinieri durante un arresto: 6 indagati

Era scoppiata una vera e propria rivolta del quartiere nei confronti dei militari. Coinvolti anche due minorenni che sono stati destinati a una comunità

Sono sei gli indagati per resistenza, violenza o minaccia a pubblico ufficiale aggravata, lesioni personali aggravate e danneggiamento aggravato. I fatti sui quali hanno indagato i carabinieri riguardano una vera e propria aggressione contro gli stessi militari avvenuta lo scorso  26 aprile 2020 quando si stava procedendo a una perquisizione dell’abitazione di Pietro Masci, in via Pantelleria, nel popoloso quartiere San Giovanni Galermo (tristemente nota piazza di spaccio del capoluogo etneo).

Video | le immagini dell'operazione

E' finito in carcere Salvatore Musumeci, del 1996, mentre hanno obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria Sonia Gangi, del 1984, Danilo Gaetano Aurora, del1998 e Liliana Bellia, del 1966. Invece i minori collocati in comunità sono M.P e M.D.

Nel corso dell'operazione antidroga i militari avevano sequestrato nell'abitazione un consistente quantitativo di marijuana e cocaina, materiale utile al confezionamento delle sostanze stupefacenti, un bilancino di precisione, nonché dei fogli con annotate le cessioni di droga ai diversi acquirenti. Così per Masci era scattato l'arresto ma proprio in quel momento è scattata la rivolta orchestrata dalla moglie, Sonia, e dai tre figli minorenni. Mentre i militari conducevano l’arrestato verso la vettura di servizio, la moglie andava in escandescenza aveva urlato ai carabinieri: "Speriamo che caschiate da queste scale e vi ammazzate e vi rompete l’osso del collo tutti" aizzando nel frattempo i propri figli contro i militari e richiamando l’attenzione degli altri residenti del quartiere.

Nel giro di pochi minuti in strada si era creato un assembramento composto da più di dieci persone che con violenza e minaccia si opponevano all’arresto di Mascia dando vita ad una violenta aggressione nei confronti dei carabinieri. Tra di loro vi era anche Mario Maurizio Calabretta il quale aveva continuato a insultare i militari e nella circostanza erano accorse altre persone, giunte a piedi e a bordo di scooter che si erano scagliate contro i militari al fine di impedire l’arresto di Masci, che fomentava i presenti urlando insulti e
minacce di morte.

Addirittura la moglie di Masci e Calabretta hanno tentato fisicamente di liberare l'arrestato colpendo i carabinieri con l'aiuto dei figli minori. Un militare, giunto in soccorso del collega, è stato scaraventato a terra e colpito con calci e pugni. Un altro uomo, Danilo Aurora, aveva aperto anche la portiera dell'auto dei militari per "salvare" Masci. Due dei militari operanti hanno riportato delle lesioni personali consistite, per il primo, in un trauma cranico, un trauma all’emitorace destro, delle escoriazioni al collo e al volto, dalle quali derivava una prognosi di 10 giorni, mentre per il secondo, un trauma cranico, facciale, uno costale bilaterale e uno alla gamba sinistra, dalle quali derivava una prognosi di 30 giorni.

Ha riportato danni anche l'auto dei militari e per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente e per sottrarsi alle violenze, i
carabinieri furono costretti ad allontanarsi, riuscendo ad identificare ed arrestare solo Pietro Masci e Mario Maurizio Calabretta, per i quali il gip del Tribunale etneo convalidò l’arresto e dispose la custodia in carcere. Grazie alla minuziosa ricostruzione dei fatti compiuta in seguito dagli stessi carabinieri operanti, si è riusciti ad identificare i protagonisti della rivolta.

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