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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca San Giovanni la Punta

San Giovanni La Punta, una strada intitolata all'ufficiale dei parà Antonio Caruso

Il maggiore della Folgore è scomparso prematuramente nel luglio 1999, probabilmente per esposizione prolungata all'uranio impoverito durante le missioni umanitarie all'estero

Domenica 3 novembre con una cerimonia con inizio alle ore 9.30 sarà intitolata una strada del Comune di San Giovanni La Punta al Maggiore dei Paracadutisti Antonino Caruso, prematuramente scomparso per cause inerenti il servizio in missioni umanitarie all’Estero nel luglio 1999. Il programma della cerimonia avrà inizio alle ore 9.15 con il raduno al Palazzo municipale per poi proseguire in via Motta 124 con lo schieramento delle rappresentanze militari intervenute, gli Onori militari, l’allocuzione del sindaco Antonino Bellia, lo scoprimento della targa e gli Onori finali.

“La cerimonia prettamente simbolica, racchiude, un valore inestimabile di grande affetto e stima nei confronti di un nostro concittadino prematuramente scomparso, per cause inerenti il servizio in missioni umanitarie all’Estero nel luglio del 1999 - dichiara il Sindaco Antonino Bellia- anche se l’intitolazione al paracadutista Maggiore Antonino Caruso può sembrare tardiva, in quanto giunge dopo alcuni anni dalla sua prematura scomparsa, è pur vero, che non è mai troppo tardi per rendere onore al valore di chi si è distinto nell’adempimento del dovere. La decisione di intitolargli una via è un vero e proprio atto di giustizia nei confronti di un uomo e ufficiale di primissimo piano, animato da nobilissime motivazioni che ha improntato la sua vita al servizio della comunità nazionale in un ruolo difficile e rischioso quale Ufficiale dei paracadutisti impegnato in missioni all’estero”. In diverse interviste rilasciate dalla vedova del Maggiore Caruso, Daniela Volpi, e in un libro scritto dalla stessa, si evince come possibile causa della prematura morte del paracadutista della Folgore il prolungato contatto con l’uranio impoverito, causa che ancora oggi non viene riconosciuta a tanti altri militari morti per le patologie scatenate dal contatto con la sostanza killer avvenuta soprattutto durante le missioni di pace all’Estero e catalogata sinteticamente come “sindrome dei Balcani”

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