Sanità, ricoveri extra-regionali: salasso da 240 milioni di euro l'anno

"I cittadini siciliani non hanno percezione della qualità della loro sanità. E' un problema che va affrontato necessariamente", ha spiegato Massimo Buscema, presidente dell'Ordine di Catania, intervenuto al congresso del sindacato degli specialisti ambulatoriali ad Aci Castello

Un salasso da 240 milioni di euro l'anno. E' il costo dei ricoveri extra-regionali per la la Sicilia. "I cittadini siciliani non hanno percezione della qualità della loro sanità. E' un problema che va affrontato necessariamente", ha spiegato Massimo Buscema, presidente dell'Ordine di Catania, intervenuto al congresso del sindacato degli specialisti ambulatoriali (Sumai Assoprof), in corso ad Aci Castello. A livello generale, inoltre, "un'altra grossa piaga della sanità italiana che deve essere risolta - ha ricordato Buscema - è la medicina difensiva che costa tra i 12 e 15 miliardi l'anno".

"Il nostro obiettivo è quello di costruire e garantire un'offerta adeguata di assistenza sul territorio il più vicino possibile al domicilio, in grado di rispondere ai nuovi bisogni di assistenza e di agire come strumento di controllo sulle eventuali riacutizzazioni o complicanze, spesso causa di inappropriati accessi a servizi di urgenza". E' l'impegno del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in un messaggio al sindacato dei medici ambulatoriali.

Il ministro ha ricordato che i nuovi bisogni di salute caratterizzati dall'aumento delle malattie croniche e della non autosufficienza, rende indispensabile la creazione di nuovi percorsi assistenziali con una maggiore presenza di servizi sul territorio e un ospedale più specializzato per la cura delle malattie in fase acuta.

"E' necessario - dice Lorenzin - realizzare la presa in carico globale della persona dei suoi bisogni sanitari, sociali e relazionali, attraverso l'integrazione dei vari attori istituzionali. Dobbiamo però fare un passo in più. Serve infatti un cambiamento anche culturale e di fiducia verso la possibilità di riorganizzare la sanità italiana. Per questo serve anche un nuovo impegno nella formazione del medico, riscoprendo la sua specificità nei percorsi di livello universitario e nelle altre iniziative di formazione e aggiornamento, dove bisognerà far si' che le nuove dinamiche della medicina del territorio diventino protagoniste".

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