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Sant’Agata, regole e legalità: ecco l’esperimento piazza Cavour

Intervista a Renato Camarda - Comitato per la legalità nella festa di Sant'Agata- che spiega le finalità dell'iniziativa portata avanti quest'anno in Piazza Cavour e accolta dalle massime autorità cittadine

La fede da un lato. La legalità, le regole dall'altro. La festa di Sant'Agata, rispetto al passato, impone nuove prerogative, che non possono più essere trascurate. Un evento ormai diventato di massa, con al seguito un numero considerevole di cittadini, provenienti addirittura da tutto il mondo.

REGOLE E LEGALITA'

La morte del giovane Roberto Calì, avvenuta il 5 Febbraio 2005, aveva aperto l'inchiesta da parte della magistratura, conclusa poi con la condanna in prima istanza del capovara Alfio Rao. L'altro episodio da "cronaca nera" nel 2010: la morte di Andrea Capuano, avvenuta a causa della cera nelle strade, mentre era alla guida del proprio motorino.

RISSA ALLA PESCHERIA

Questi episodi, posti sotto gli occhi di tutti, hanno aperto un forte dibattito sull'organizzazione e sulla mancanza di un regolamento all'interno della festa. Questione ancora oggi da risolvere.

In tal senso e verso quest'obiettivo, si muove l'appello mosso dal "Comitato per la legalità nella festa di Sant'Agata". Queste le parole di Renato Camarda, che spiega le finalità dell'iniziativa portata avanti quest'anno in Piazza Cavour e accolta dalle massime autorità cittadine: "La sera del 5, abbiamo chiesto che vengano rispettate le regole: no alla presenza di venditori ambulanti abusivi e torcioni accesi soltanto nei punti permessi e non a rischio per la folla presente".

GIRO ESTERNO

"Quella portata avanti - ha continuato Camarda - potrebbe essere un'esperienza positiva". Non è stato il primo risultato raggiunto, questo di Piazza Cavour. Renato Camarda ha affermato che " nel processo per le infiltrazioni mafiose nel Circolo di Sant'Agata alla Collegiata, il comitato si è mobilitato con successo per chiedere al Comune di costituirsi parte civile".

"Secondo le dichiarazioni dei pentiti - ha specificato Camarda - era venuto fuori che alcune candelore erano direttamente gestite dai clan mafiosi e le notevoli donazioni finalizzate all'utilizzo e all'acquisto di armi e cocaina".

"Sono pur sempre dichiarazioni fatte da alcuni pentiti, ma la presenza del Comune come parte civile - ha concluso Camarda - serve ad accertare e indagare se le cose dette siano effettivamente veritiere o meno".

COSA MANCA

La creazione di un comitato partecipativo: questo il primo obiettivo da raggiungere per rendere più trasparente e sicura la festa. "Ancora oggi non si è realizzato del tutto - dichiara Camarda - e soltanto l'anno scorso si era deciso di instaurare un tavolo tra associazioni coinvolte nella festa e le massime autorità: sindaco, prefetto e arcivescovo". 

"Dopo le prime riunioni - ha continuato  Camarda - il percorso partecipativo si è improvvisamnete sciolto". Ecco  che il primo appello lanciato quest'anno in Piazza Cavour e accolto dalle autorità, potrebbe essere un passo importante verso un lavoro svolto in concertazione,  che possa sintetizzare al meglio fede, tradizione, passione, legalità e incolumità delle persone.

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