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Cronaca

Sant'Agata e pandemia, esercenti "strozzati" dallo stop dei festeggiamenti

Anche quest'anno le celebrazioni per la festa della patrona sono stati annullati a causa del Covid. Un danno non sono spirituale per i devoti ma anche per l'economia locale

Anche quest’anno, per il secondo anno consecutivo, la festa dedicata a Sant’Agata, causa Covid, non c’è stata, o meglio è stata diversa. Non si è svolta la tradizionale processione e i catanesi hanno vissuto i momenti liturgici in maniera più intima e personale, rispettando le norme sanitarie vigenti. La sospensione della festa non è solo un danno spirituale per i tanti devoti alla Santuzza ma anche economico per l’impatto negativo che ha sui vari settori che ogni anno traggono particolare beneficio dai festeggiamenti agatini. L’indotto economico che ruota attorno ai tre giorni di festa è difficile da quantificare, ma il valore economico delle celebrazioni e di tutto ciò che gira intorno è molto consistente.

Economia di Sant'Agata

Confcommercio Catania: “L’ennesimo effetto negativo”

“I mancati festeggiamenti sicuramente rappresentano un forte impulso negativo non solo nel breve, ma anche nel lungo periodo – spiega Pietro Agen, presidente Confcommercio Catania - La mancata vetrina che ogni anno regala la festa di Sant’Agata fa precipitare non solo i fatturati ma fa venire meno anche l’immagine pubblicitaria. L’ennesimo effetto negativo per i vari settori colpiti dalla pandemia, penso alla ristorazione, agli ambulanti, tutti hanno subito gravi danni". Agen rivolge poi un appello alle Istituzioni, sia locali che nazionali: “Vediamo tante iniziative per prestiti, noi stiamo caricando le aziende di debiti che poi dovranno pagare, quando tornerà il regolare sistema di tassazione, c’è il rischio che salti tutto. Chiediamo pochi interventi ma veloci. Rispolvero una proposta fatta tempo fa: non dateci soldi ma pagate gli affitti e le bollette”.

Gli affari della cera e dei sacchi

Siamo andati a tastare il polso di cui alcuni esercenti, partendo dalle storiche cererie Cosentino e Gambino, in piazza San Placido. “Certamente siamo stati penalizzati – ci racconta Giuseppe Leonardi, titolare della cereria Cosentino - Non potendo la gente recarsi in cattedrale o partecipare alla consueta processione, è venuto meno un 90% degli incassi soliti di questi giorni e sono venuti a mancare anche i turisti, che ogni anno vengono a curiosare qui per scoprire i segreti del nostro mestiere".

“Le ripercussioni ci sono state, d’altronde sono già due anni che non c’è la festa. Ma la gente - spiega invece Paola Cutuli, titolare della cereria Gambino - compra le candele, è solo cambiata la tipologia d’acquisto. In anni senza Covid si compravano torce dai 50 ai 90 kg, adesso, invece, si comprano quelle più piccole. Ma il pensiero alla Santa c’è sempre. Sant’Agata porta benessere a tutta l’economia catanese, è il regalo che ogni anno fa a tutti noi, però adesso, anche se di meno, si lavora, e pensando a quello che abbiamo passato dall’inizio di pandemia ci accontentiamo per il momento”.

Negli ultimi due anni anche il mercato dei sacchi votivi ha subito una contrazione consistente. Le vendite sono crollate del 90%, rispetto all’anno scorso, però abbiamo venduto qualcosa in più, circa 25 sacchi. Un piccolo aiuto è venuto dal clima favorevole di queste giornate che ha spinto i catanesi a scendere per le vie del centro” - dice Rosario Battaglia, titolare della merceria, “L’angolo delle novità”.

Crisi di turisti

A pagare pegno anche strutture alberghiere e ristorazione, che accusano, principalmente, il netto clalo di flusso di turisti. “Solitamente, dal 2 al 5 febbraio fino al 2019, registravamo il pieno di prenotazioni – dice Carlo Parisi, titolare del Gattopardo House, in via Minoriti. Solo in questi giorni si riusciva a fare un fatturato per la mia struttura di tutto il mese. Quest’anno è stato totalmente un disastro, almeno 6 mila euro di perdite, i turisti, soprattutto italiani, che ogni anno venivano qui per la festa non si sono visti”. E sul fronte ristorazione lo stato d’animo è più o meno uguale: “Paradossalmente nei giorni solitamente dedicati alla Santa, se consideriamo gli ultimi due anni, abbiamo avuto un po' d’ossigeno, perché abbiamo visto un po' di lavoro, almeno un 20% in più – dice Francesca Prestipino, titolare dell’omonimo bar. Ma siamo arrabbiati, non ce la facciamo più. La festa attrae migliaia di turisti ogni anno, quest’anno forse è si è raggiunto un 5% di quel flusso che solitamente invade Catania. Finita la festa siamo tornati nuovamente alla situazione che viviamo da ormai due anni.

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