Sant'Agata, padre Resca: "Non è una festa cristiana"

"Non bisogna abolirla,bisogna ridefinirla,'rinominarla'perché quel cristianesimo che ha reso Agata una santa è un'altra cosa"

"Cittadini! Viva Sant’Agata! E’ significativa questa acclamazione che non chiama i devoti, cristiani, cattolici, fedeli, ma 'cittadini'; e pensavo a quanto bisogno di 'cittadinanza' vera, autentica, ci sia in questa città, purtroppo priva di senso civico, di spirito di collaborazione, di interesse al bene comune, di cura per le cose di tutti, dal verde della aiuole, alla pulizia delle strade, dal rispetto del codice stradale, alle più elementari regole di convivenza, una città in cui sono spesso sotto processo amministratori che hanno fatto uso disinvolto del pubblico denaro e manca l’essenziale soprattutto per la gente particolarmente priva di assistenza e di servizi umanamente decenti… Una 'cittadinanza' assente che però, si materializza numerosissima ed entusiasta dietro il fercolo della santa, gridando: 'W Sant’Agata'. La festa di Sant’Agata non è cristiana!" con queste parole Padre Resca, vice parroco della chiesa Santi Pietro e Paolo commenta i festeggiamenti in onore alla santa Patrona, appena conclusi.

Il prete sottolinea quanto questo evento religioso di distacchi ormai fin troppo dalla fede cristiana per la quale la santa ha sacrificato la propria vita. "La festa di Sant’Agata, come quella di San Gennaro, di San Giorgio, o di qualunque altro santo non è da abolire perché è in mano alla mafia, perché si fanno le scommesse sull’orario di rientro, o perché la cera seminata per le strade crea disagi alla circolazione a partire dal 6 di febbraio. Non bisogna abolirla! Tutt’altro! Bisogna solo 'ridefinirla', 'rinominarla'!  Agata, secondo la tradizione che parla di lei, è stata una ragazza forte e decisa, una vera cristiana! Nei tempi in cui si dice sia vissuta, essere cristiani, testimoniare Cristo non era una cosa facile e scontata". 

"La fede cristiana, - continua padre Resca - a quei tempi era una testimonianza di speranza, di amore, di impegno, spesso di segno contrario al modo di vedere e di pensare e di agire di tutti gli altri. Anche i riti, le processioni, le feste religiose pagane non attiravano per nulla i cristiani, essi li consideravano come superstizioni indegne della vera fede in Dio".

"Il culto, il voto, la processione, la candela, il cero, gli evviva a Sant’Agata o a San Gennaro quando rinnova il miracolo, sono uno stupendo fenomeno religioso, popolare, spontaneo, umano. Questa è religione, precisa il vice parroco della chiesa Santi Pietro e Paolo - e come religione va benissimo. Il guaio è che il cristianesimo, quel cristianesimo che Agata ha vissuto, che ha fatto di lei una martire, una santa, è un’altra cosa. Agata lo sapeva bene che Cristo è venuto per indicarci strade completamente diverse per realizzare il nostro rapporto con Dio. Lei ha capito che Cristo non ci insegna a mettere al sicuro noi stessi".

"Mi hanno chiesto, di far parte di un comitato che cerca di correggere le cose storte di questa festa: le infiltrazioni mafiose, la cera dalle strade, gli 'arrusti e mancia' ad ogni angolo di via Etnea, i ritardi del rientro… Ho rifiutato. Perché questa festa non bisogna correggerla. Bisogna cambiarla radicalmente. Come? Io non dico di abolirla. Si perderebbe un patrimonio di credenze, di tradizioni, di folklore, di cultura. Fate pure la festa,  - conclude padre Resca - le processioni, sparate tutte le bombe che volete, mangiate tutta la carne di cavallo che vi piace, ma distinguete la fede dalla devozione dei devoti. I preti sulla vara o sul fercolo, a raccogliere soldi e candele, no! Confonde! La mescolanza delle messe mattutine o vespertine con le bombe, no! Confonde! Le autorità che hanno ridotto questa città al lumicino, dietro la vara a sorridere alla gente per farsi applaudire e far dimenticare le loro magagne, no! Confonde! Le scommesse sull’ora di rientro della santa, con i relativi risvolti affaristici e mafiosi, insieme alle preghiere in cattedrale, no! Confonde!".

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