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Lunedì, 24 Giugno 2024
Sant'Agata Civita / Via Etnea

Festa di Sant'Agata, croce e delizia del commercio in centro: l'opinione degli esercenti

Le associazioni di categoria chiedono misure anti abusivismo e dialogo con Palazzo degli Elefanti. Intanto, tra i titolari di bar e pub, c'è chi ha deciso di chiudere per evitare l'assalto ai servizi igienici

Sant’Agata croce e delizia per i commercianti catanesi del centro storico. Da un canto la gioia di rivedere strade e negozi pieni come non mai, dall’altro la piaga dell’abusivismo commerciale che nei giorni della Santa raggiunge picchi inimmaginabili in qualsiasi altro periodo dell’anno. Per il ritorno della festa della patrona, dopo il buco di due anni causa pandemia, a preoccupare gli esercenti catanesi, oltre all’abusivismo, c’è anche la "vacatio" a Palazzo degli Elefanti che rischia di far dilagare il disordine durante la tre giorni agatina.

Le associazioni di categoria 

“Dopo due anni di assenza causa Covid ci aspettavamo più attenzione sulla organizzazione della festa, soprattutto più servizi per gli utenti”, afferma Giovanni Trimboli presidente provinciale di Fipe-Confcomercio ristoratori. "Non è più tollerabile vedere ad ogni angolo delle strade i bracieri accesi e vendita di alimenti e bevande non autorizzate. Vorremmo sapere come contrasteranno questo fenomeno le autorità competenti”, aggiunge Trimboli.

Assenza di comunicazione da parte del Comune lamenta anche Roberto Tudisco, presidente provinciale del sindacato di categoria Mio Italia. “Non abbiamo un interlocutore, manca un sindaco o vicesindaco e adesso è venuto meno anche il dialogo che avevamo trovato con il Commissario, che considero una persona valida e con cui avevamo avviato un confronto su argomenti importanti come le aree parcheggio. La festa è un bene per la città, per i turisti e per il commercio ma, se non si vigila sull’abusivismo, tutto rischia di diventare un 'arrusti e mangia' incontrollato su tutta la via Etnea, mentre noi dobbiamo rispettare le norme”, continua Tudisco.

La richiesta di attenzione da parte delle associazioni di categoria fotografa un disagio reale di molti negozianti del centro alcuni dei quali, nelle giornate della processione, preferiscono chiudere i battenti.

I commercianti

“Sono ormai sette anni che ho deciso di chiudere nel giorno della processione”, racconta il titolare di uno storico locale del centro storico che preferisce non essere citato. “Il 5 febbraio era per noi un assalto impossibile da fronteggiare. Centinaia di persone che chiedevano solo di usare il bagno e che poi andavano a bere o mangiare dall’abusivo più vicino. Per me l’apertura nel giorno di Sant’Agata era una partita a perdere che non ho voluto più giocare”.

Stessa decisione e stesse motivazioni per la chiusura da parte di Fabio Puglisi, proprietario del pub The Glory Hole, in via Gemmellaro. “L’unico anno che insieme al mio socio abbiamo deciso di aprire il 5 febbraio, ci siamo ritrovati con un incasso magro e danni ai bagni che abbiamo dovuto riparare in fretta e furia per non rimanere chiusi”.

Per Salvatore Politino, direttore di Assoesercenti Catania, oltre all’abusivismo vi è un problema di ordine generale e dichiara: “Compatibilmente con il bilancio, chiediamo la possibilità di destinare risorse a fronte di azioni mirate per pensare ad un nuovo modello organizzativo come un distretto urbano del Commercio, che potrebbe creare forme di aggregazione per le attività del centro storico”: Politino si sofferma infine sulla mancata organizzazione della Fiera di Sant’Agata: " Io credo che sia ormai troppo tardi a ridosso delle feste, di pensare di andare a organizzare qualcosa. Però quello che auspichiamo è che il nuovo commissario senta le associazioni di categoria senza perdere tempo”.

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