Santo Bambino, niente cesareo a fine turno: il Codacons si costituisce parte civile

Il caso delle tre ginecologhe dell'ospedale catanese sospese per non aver effettuato un cesareo d'urgenza e aver falsificato una cartella clinica causando lesioni gravissime ad un neonato ha fatto scendere in campo l'associazione per i diritti dei consumatori

Scende in campo anche il Codacons che si costituisce parte civile nel procedimento penale a carico di tre medici dell'ospedale Santo Bambino accusate dalla procura di aver evitato un cesareo urgente per non prolungare il turno di lavoro. Il caso fa riferimento al 2 luglio 2015 quando una giovane mamma, Deborah Percolla, catanese si è recata a partorire nel nosocomio in questione, ma nonostante le evidenti sofferenze fetali emerse dal tracciato è stata lasciata ad aspettare per poi dare alla luce, in maniera naturale, un neonato che ha riportato gravissime lesioni.

Il Gip del tribunale etneo ha sospeso dall'esercizio della professione medica la ginecologa Amalia Daniela Palano per un anno, la dottoressa Gina Currao per sei mesi e la dottoressa Paola Cairone per quattro mesi. Quest'ultima è subentrata al cambio turno delle prime due e pur non essendo a conoscenza della situazione ha praticato sulla donna manovre Kristeller, vietate dalle linee guida, non ha avvisato in tempo un neonatologo e ha dichiarato il falso sulla cartella clinica per nascondere la propria condotta.

Il grave caso di malasanità ha portato il Codacons attraverso l'avvocato penalista Carmelo Sardella alla costituzione di parte offesa.
"La gravità dei fatti ci lascia sgomenti -  afferma Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons- . Tanto che stentiamo a credere. Se le accuse fossero confermate, ci troveremmo di fronte ad un vergognoso tradimento del giuramento di Ippocrate oltre che ad un’aberrazione di ogni principio morale ed etico. Il Codacons auspica, quindi, che si faccia al più presto chiarezza della vicenda, anche a garanzia dell’onorabilità della sanità catanese".

Sul caso è intervenuto anche il consigliere comunale Giuseppe Catalano: "Se quanto appurato dalla magistratura catanese sarà confermato, in qualità di consigliere comunale, chiedo al sindaco Bianco di costituirsi parte civile nel procedimento per tutelare la salute pubblica dei cittadini. Abbiamo l’obbligo morale di intervenire in modo che tali atteggiamenti non si ripetano più in futuro".

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