Sciopero: Vizzini in rivolta, grande adesione alla protesta

Vizzini, Licodia eubea, Grammichele, Caltagirone sono in rivolta. Già diversi paesi della provincia non hanno più nulla, non si sta vendendo e i commercianti si lamentano

Le cinque giornate della Sicilia - che potrebbero non rimaner tali,stando alle ultime notizie - hanno certamente sollevato punti di domanda, innescando discussioni che interessano l’intera collettività. Anche nei piccoli centri della provincia catanese, ci si sta mobilitando, "perché quel che conta, più di tutto, è manifestare dissenso e parlare 'a voce alta'". Vizzini, Licodia eubea, Grammichele, Caltagirone sono in rivolta.

Interi scaffali dei supermercati sono vuoti: mancano acqua, latte, pasta, i beni di prima necessità. “Non ci sta arrivando la merce, se ne parla forse sabato, ma è pur vero che si potrà tirare avanti solo per qualche altro giorno, dato che stanno finendo le scorte”, dichiara il cassiere di un supermercato. E in merito alla protesta,aggiunge: “E’ assurdo che metà dello stipendio di un normalissimo lavoratore vada speso solo per la benzina e per il resto? Bollette, mutuo, figli a scuola, come si deve arrivare alla fine del mese? Dovremmo essere tutti a scioperare, a creare disagio, anche se molti se ne infischiano e continuano a far finta di niente!”.

Riscatto, Rivoluzione,Governo Ladro” tra gli slogan più diffusi e tanto materiale ( foto, video, manifesti, gruppi nei social networks) che invadono il web. E anche forme, più o meno celate, di malumore o comunque di perplessità, cominciano a diffondersi tra la gente.

“Già diversi paesi della provincia- commenta un pensionato- non hanno più nulla, non si sta vendendo e i commercianti si lamentano. Stanno creando un sacco di problemi, neanche le medicine arrivano a destinazione. E poi se ne parla pochissimo in tv: la verità è che loro cercano sempre e solo di speculare sulla povera gente”.

C.T. 45 anni, casalinga- disoccupata dalla scorsa estate - sostiene che non cambierà nulla. “I tabacchini sono ancora aperti, se volessimo fare guerra allo Stato, dovremmo iniziare a non giocar più al superenalotto, alle varie lotterie o scommesse. Al Governo interessa che noi paghiamo e che ci facciamo la guerra, ci vogliono ignoranti!”

C’è chi invece fa un’analisi diversa, ammettendo che parte della responsabilità è degli stessi cittadini. “Vedo molta ipocrisia, sento parlare di rivoluzione o di pazienza finita, ma dimentichiamo tutti quelli che non hanno voluto lavorare, non perché non ci fosse lavoro, ma perché il salvagente -esempio la forestale-  era sempre pronto? Oppure tutti quelli che hanno evaso le tasse-e da molto prima che iniziasse la crisi- gente che ha truffato assicurazioni, enti comunitari, statali e parastatali per il proprio tornaconto. Gente che non ha  perso occasione per andare a bussare al politico di turno e chiedere favori per sè e non per la comunità. Bisogna innanzitutto rivoluzionare le nostre menti, il modo di comportarci, smettere quindi di giocare ai sessantottini o ai rivoluzionari,ed esser invece più responsabili e onesti”, questo lo sfogo di Gregorio Cannizzaro, 27 anni, imprenditore siciliano, che lavora ormai da diversi anni a Milano.





 

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