Sclerosi multipla, spray a base di cannabis anche a Catania

Il Policlinico è stato incluso nella fase di sperimentazione del farmaco e si interesserà anche della cosiddetta "Fase alfa" alla quale parteciperà anche il centro sulla sclerosi multipla del Garibaldi-Nesima

Dalla scorsa settimana è disponibile anche in Italia un farmaco a base di cannabis. Si tratta di uno “spray”- “Sativex” è il nome commerciale- che combatte la spasticità causata dalla sclerosi multipla. Il nuovo farmaco è un modulatore del sistema endocannabinoide composto da due principi attivi - THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) e CBD (cannabidiolo) - che vengono estratti dalla pianta Cannabis sativa coltivata in serra, in luogo protetto e in condizioni di crescita strettamente controllate. 

Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo intervistato Francesco Patti, professore di neurologia presso l’Università degli Studi di Catania, Responsabile Centro Sclerosi Multipla Policlinico di Catania e il dott. Davide Maimone responsabile del centro sulla sclerosi multipla del Garibaldi-Nesima.

“E’ opportuno precisare innanzitutto che il farmaco non può in alcun modo essere associato al fumo di 'cannabis' in quanto tale ed è utilizzato per curare la spasticità nei malati di sclerosi multipla- puntualizza Patti - Deve pertanto essere prescritto da medici esperti che conoscono la situazione del paziente, poiché dalla miscela dei due cannabinoidi alla base del farmaco può conseguire una 'dipendenza' per lo stesso, ragione per la quale bisogna farne un uso controllato. L’Italia, contrariamente agli altri Paesi, ha predisposto un registro AIFA: solo i centri accreditati possono somministrare il farmaco".

Lo “spray” in questione ha mostrato un vantaggio se unito ad altri farmaci, perché migliora le condizioni associate alla spasticità della sclerosi multipla nel 50% dei pazienti ed il suo effetto è superiore di almeno il 20%. 2.175 sono i pazienti con Sclerosi Multipla seguiti nel centro del Policlinico di Catania, di cui 1.200 viventi nella provincia di Catania. Il costo della cura è di 397,10 euro, anche se l’AIFA ha stabilito che il primo mese di terapia sarà pagato dall’azienda che produce il farmaco.

“Sativex agisce potenziando il sistema endogeno degli endocannabinoidi. In altri termini, è più efficace se associato a regolare attività fisica, non solo nel ridurre i sintomi invalidanti della spasticità, ma contrastando adeguatamente dolore, insonnia, disturbi vescicali, e ridotta mobilità, elementi che peggiorano la qualità della vita di una persona” continua Patti.

Ma cosa accadrà in Sicilia, regione a statuto speciale? Una volta sentito il comitato di farmacologi, dovranno essere adottare le linee nazionali, attendere che venga recepita la decisione del Ministero per poi proseguire con l’iscrizione del farmaco nel prontuario terapeutico regionale. 

Dei 1.200 pazienti affetti da sclerosi multipla viventi nella provincia di Catania ,  il 20% beneficerà della cura di questo spray, che è “alternativa”, nel senso che viene prescritta solo nel caso in cui non abbiano funzionato quelle già esistenti. 

“Tutte le cure ritenute scientificamente “sound”, ovvero provate, saranno disponibili per i nostri pazienti: noi stessi siamo stati propositori di nuove linee, avendo scoperto, ad esempio, che l’attività fisica stimola gli endocannabinoidi e potenzia l’azione di cannabinoidi che giungono dall’esterno. Al Policlinico si fa Scienza: nulla è vietato, tutto è possibile in termini di innovazione, purché ritenuta scientificamente valida” precisa Patti che assicura che al paziente catanese verrà garantito pari trattamento rispetto a chi si trova nella medesima condizione, ma in cura presso un altro centro.

Il team del Policlinico (Salvatore Lo Fermo e Silvia Messina) oltre ad essere stato incluso nella fase di sperimentazione del farmaco, si interesserà anche della cosiddetta “Fase alfa”, quella che segue alla commercializzazione dello stesso e che comincerà a fine estate. 

Il centro sulla sclerosi multipla del Garibaldi-Nesima, di cui è responsabile il dottor Maimone, parteciperà alla suddetta fase. “Sono stati pochi i centri inclusi nella fase di sperimentazione di questo farmaco, anche se la prima in assoluto non aveva riguardato l’Italia come Paese. Il farmaco non è stato ancora utilizzato e bisogna precisare che la cura è di un certo costo. La somministrazione del farmaco deve inoltre rispondere al regime di trattamento stabilito dall’AIFA, che prevede innanzitutto una selezione ben precisa dei pazienti” sottolinea Maimone.

“Si prevede che il 50% dei pazienti selezionati troverà beneficio da una cura come questa,  con un primo mese di verifica del trattamento, alla fine del quale sarà possibile misurare i primi effetti. Con la cosiddetta “fase alfa” ci proponiamo di ottenere ulteriori dati con delle analisi supplementari” conclude il responsabile del centro Garibaldi-Nesima.

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