Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Scuola e pandemia, ritorno in classe? Il docente: "Licei chiusi, meglio flessibilità e doppi turni”

Senza la certezza del rientro a Scuola l'8 gennaio per gli studenti delle Superiori, per il docente del liceo Spedalieri di Catania, Fabio Gaudioso, servirebbero doppi turni in presenza, lezioni snelle da 30 minuti, maggiore flessibilità oraria e una più oculata gestione della spesa in favore della Scuola

Gli studenti degli istituti superiori l’8 gennaio abbandoneranno la “Dad”, per le lezioni in presenza? La didattica dal vivo, comporta sanificazione dei locali scolastici delle Superiori, distanziamento, doppio orario di ingresso e di uscita, doppi turni, ampia disponibiltà di mascherine e gel igienizzanti, flessibilità oraria con turnistica degli studenti fra lezioni in presenza e da casa con la didattica integrata, potenziamento dei bus urbani ed extraurbani. Tutto pronto, già dall'8 gennaio?  Scenari nazionali e locali, di una pandemia che determina la chiusura forzata delle scuole Superiori: licei, istituti tecnici e professionali; con circa 2 milioni di studenti fra i 14 e i 18 anni costretti a casa da ottobre, senza neppure la certezza di rientrare a partire dall'8 gennaio. Una Didattica a distanza, che funziona dove e quando gli studenti siano dotati di Pc e connessione in Rete; un “Dpcm” del Governo, che non tiene conto delle diverse realtà del Paese, dei diversi bisogni e dotazioni tecnologiche dei nostri ragazzi. Le attività didattiche laboratoriali, in aggiunta, necessiterebbero di essere svolte in presenza; ma anche qui c'è il rischio di focolai Covid, che possano partire dagli istituti scolastici delle Superiori. Abbiamo posto alcune domande a Fabio Gaudioso, insegnante di Filosofia e Storia al liceo classico Nicola Spedalieri di Catania, oggi più che mai in “trincea” per fornire ai propri studenti liceali, quegli insegnamenti educativi improntati al senso critico grazie agli studi della civiltà classica e delle materie storiche e filosofiche.

"Noto innanzitutto, assenza di chiarezza da parte dei nostri Governanti sia nazionali che locali, sia regionali che comunali - spiega il docente di filosofia e storia, commentando la notizia del rientro l'8 gennaio -, leggo sui giornali di possibili aperture differenziate scuola per scuola, comuni per comuni; leggo anche di possibile flessibilità didattica per evitare focolai di pandemia: ecco su questo aspetto, mi trovo d'accordo, infatti sulla mia personale 'visuale' di scuola, proporrei anche i doppi turni, con classi dimezzate, mantenendo però lo stesso monte-ore settimanale per i docenti interessati, con orari di lezione dimezzati a 30 minuti, tanto per fare un esempio; insomma personalmente non ho mai contestato il principio della flessibilità. Leggo anche della necessità di evitare criticità che si concentrino sui trasporti pubblici". "E' il momento questo, di trovare un punto di equilibrio e di contemperare ed essere aperti alle diverse istanze da conciliare. Ad oggi, in tutti i casi, per rassicurare e dare certezze future senza traumi, sul ritorno ad una scuola nel segno della normalità ai nostri studenti, in attesa di tornare alla didattica in presenza, la 'Dad' - didattica a distanza - non è proprio una modalità ideale, del 'fare Scuola' così come andrebbe fatta; ma ripeto, al momento non vedo alternative”.

Perché lezioni di soli 30 minuti?

"C'è da dire che, attualmente, le nostre lezioni in regime di 'Dad' durano 35 minuti: pertanto, sono dell'avviso che, lezioni più snelle in presenza, di mezz'ora, possano valere molto ma molto di più di 35 minuti in regime di 'assenza' dai banchi”. "La nostra Secondaria di secondo grado - prosegue il docente -, si propone di far entrare nelle menti dei nostri giovani, quel patrimonio culturale di civiltà e tradizioni 'classiche', di far emergere quel senso critico del presente partendo dal nostro passato storico, attraverso attività educativo-didattiche e storico-filosofiche che formino futuri cittadini con quelle virtù e quei princìpi basati sui grandi pensatori del passato: pensare che tutto questo patrimonio, possa essere inculcato semplicemente attraverso lo schermo di un tablet ed una connessione internet, non è proprio realistico o auspicabile nel lungo periodo. Mi rendo certamente conto che la situazione, del fare scuola 'trasmissiva' in mezzo ad una pandemia, è molto complessa e complicata: perché fra l'altro, vengono a confliggere princìpi costituzionali, come l'articolo 34 sul diritto allo studio, ed il 32 sul diritto alla salute per la collettività. Ma, in realtà, prima - in ogni senso - vengono i princìpi fondamentali: l'articolo 3 sull'uguaglianza dei cittadini tutti, davanti alla Legge, e soprattutto, l'articolo 2 sull'inalienabilità dei diritti umani. A partire da quello alla vita!”.

Il Governo comunque, parla di rientro a gennaio, con la didattica in presenza. E' verosimile? Ci sono nodi da rivedere, sulla gestione dell'emergenza Covid, fra i banchi di scuola?

"Staremo a vedere - continua il prof Fabio Gaudioso -, ma intanto leggo notizie poco rassicuranti: che alle Superiori, il ritorno alla didattica in presenza, non è stato associato ad alcun serio piano di investimenti. A mio avviso poi, le presunte responsabilità pubbliche nella gestione della pandemia, sarebbero semmai da suddividere fra i tre livelli dell'amministrazione pubblica: nazionale, regionale e comunale. Anzi, allargherei il discorso, sulle responsabilità, chiamando in causa le intere classi dirigenti del Paese: economiche, finanziarie, produttive, culturali, morali e mediatiche; forze che ormai da troppi anni, hanno sempre più sottovalutato, da ogni punto di vista, il ruolo in realtà assolutamente centrale, che la Scuola in senso lato dovrebbe avere nella nostra società”. "Continuo a ripetere - prosegue l'insegnante di filosofia e storia allo Spedalieri -, che la didattica a distanza, così come è stata concepita, non ha molta valenza educativa e pedagogica. Vedo colleghi insegnanti, fare i salti mortali col cellulare sempre attivo, lasciando acceso durante l'intera giornata il loro Pc, per non lasciare gli studenti più 'fragili' e meno attrezzati, indietro sui programmi da svolgere e sulle consegne assegnate. In linea generale, dipendesse da me, spenderei non meno della metà dei famosi 200 miliardi dei Fondi europei in arrivo, sull'intero sistema della formazione nazionale, dall'asilo all'università. Non è più sostenibile infatti, avere più di 2 milioni di giovani italiani, che non studiano più e non lavorano ancòra: è questa a mio avviso, la vera drammatica emergenza nazionale, di cui purtroppo si parla poco o niente. In definitiva: investire adesso sulla formazione ed istruzione, per non avere più fra qualche anno il record europeo di 'Neet', ossia di giovani che come in un 'limbo', non cercano un impiego né frequentano una scuola o un corso di formazione”.

Le Organizzazioni sindacali di categoria, dicono che gli insegnanti e i lavoratori del comparto Scuola, si sentono abbandonati dal Ministero. Lei è d'accordo?

"Non mi interessa entrare nel vivo della polemica sindacale e, tutto sommato, neanche politica; dico solo che, ad esempio, in vista dei prossimi esami di Stato o di Maturità, sarebbe più che mai oggi importante ottenere informazioni chiare e dettagliate, su come muoverci. Manca una cabina di regia, si naviga a vista. Sono d'accordo sulle posizioni di alcuni sindacalisti etnei della Scuola, che parlano di giovani studenti figli di famiglie a basso reddito, nei nostri quartieri catanesi deprivati, che hanno sofferto non poco la mancata frequenza della scuola; oppure quando si parla di mancanza, dal ministero dell’Istruzione, di chiare linee-guida per la ripartenza a gennaio. Devo però dire, soprattutto nella veste di insegnante di storia, che è altrettanto vero che quello a cui stiamo assistendo in prima persona, è uno dei momenti più critici e drammatici dal Dopoguerra ad oggi”. “Se mi è consentito, lancerei anche una proposta: perché non inoculare il vaccino in arrivo, in primis agli insegnanti, come categoria 'a rischio', dopo medici e infermieri?”.

Lei che è un docente di lungo corso, in che modo sta svolgendo le sue lezioni agli studenti delle sue classi liceali, a distanza? 

"Beh, organizzandomi come tutti. I ragazzi delle mie classi al liceo classico Spedalieri sono volenterosi, certamente provati da questa situazione d'emergenza Covid, mai sperimentata in passato; però l'impegno profuso dai miei studenti non è mai venuto meno. Sto cercando di inculcare da mesi, il senso di responsabilità e del dovere, verso gli studi, che certamente gioverà loro, proseguendo i diversi personali percorsi universitari prima, e professionali dopo”.

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