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Sentenza Scuola, annullate le immissioni in ruolo degli ultimi tre anni

Il Sud della scuola, sarebbe stato penalizzato ma senza un criterio logico nelle immissioni in ruolo. Annullati i relativi decreti ministeriali

A seguito di ricorso patrocinato dall'avvocato Rossi di Catania, giunge una sentenza che farà discutere. ll Consiglio di Stato, infatti, con sentenza n.4286 del 14 luglio 2011, ha annullato i decreti ministeriali relativi alle immissioni in ruolo degli ultimi tre anni: mancano, secondo il CdS, i criteri di distribuzione tra le diverse aree d'Italia dei posti messi a disposizione per le assunzioni. Non sussiste un documento del Miur che spiega la correttezza delle ripartizioni.                   

La vicenda giudiziaria aveva avuto inizio con il ricorso presentato da più di cento docenti catanesi, i quali, come ricordato in sentenza dal Consiglio di Stato, con riferimento alle operazioni di nomina del 2008 “hanno esemplificato che nel caso di Brescia (provincia d’origine del Ministro Gelmini, n.d.r.), pur essendovi una minore popolazione scolastica e quasi tutte le graduatorie dei precari già esaurite, la provincia ha ottenuto un contingente di immissioni in ruolo (564) sensibilmente superiore a quello di Catania (497), provincia più affollata di studenti e ad alto tasso di precariato; hanno anche soggiunto che la provincia di Enna è stata destinataria di sole 72 immissioni in ruolo”.


Otto udienze (quattro in primo grado e quattro in appello) e ripetute richieste di chiarimenti da parte dell’Autorità giudiziaria, non hanno fatto emergere – sottolinea il Consiglio di Stato - "modalità aritmetiche o logiche” di ripartizione regionale delle 83.000 assunzioni a tempo indeterminato, approvate dal Ministero dell’Istruzione. Risultato, l’annullamento dei relativi decreti ministeriali - per l’accertata “assenza di un’adeguata motivazione e, a monte, di una congrua istruttoria a sostegno della disposta ripartizione del contingente fissato di assunzioni tra le province meridionali e quelle del centro nord” (così in sentenza) – e il conseguente obbligo dell’Amministrazione scolastica di rinnovare le procedure di reclutamento secondo criteri di trasparenza e tenendo nel debito conto i vuoti d’organico e l’alto tasso di precariato presenti nel meridione d’Italia.

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