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Sentenze pilotate, l'avvocato coinvolto è Piero Amara di Catania

Il legale coinvolto è Piero Amara, iscritto al foro di Catania e raggiunto da misura cautelare, e non Pietro Paolo Amara, iscritto al foro di Siracusa e totalmente estraneo alle indagini

L'avvocato coinvolto nelle recenti inchieste su corruzione e presunte sentenze "aggiustate", svolte dalla Procure di Roma e di Messina, è Piero Amara, iscritto al foro di Catania e raggiunto da misura cautelare, e non Pietro Paolo Amara, iscritto al foro di Siracusa e totalmente estraneo alle indagini. E' quanto fa sapere quest'ultimo, in relazione a quanto erroneamente scritto nei giorni scorsi da alcuni organi di informazione in conseguenza della quasi omonimia.

L'operazione

Una operazione congiunta tra la Procura di Roma e Messina ha portato la Guarda di Finanza ad effettuare 15 arresti per due associazioni a delinquere dedite alla frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e corruzione in atti giudiziari. Tra i fermati anche Giancarlo Longo, ex pm della Procura di Siracusa, l'avvocato Piero Amara e gli imprenditore Fabrizio Centofanti e Enzo Bigotti, quest'ultimo già coinvolto nel caso Consip. Sono tre le sentenze "aggiustate" contestate dai pm della Procura di Roma all'ex presidente di sezione del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio. Quest'ultimo (oggi in pensione) avrebbe 'pilotato' tre sentenze che hanno inciso favorevolmente per clienti degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore (indagati in concorso con il magistrato). Il nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano ha effettuato perquisizioni a carico di Massimo Mantovani, ex responsabile dell'ufficio legale di Eni ed attuale dirigente della società, indagato per associazione per delinquere finalizzata ad una serie di reati. Stando all'inchiesta del pm Laura Pedio, sarebbe l'organizzatore di presunte manovre di depistaggio per condizionare le inchieste milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria. Il filone d'indagine si intreccia con l'inchiesta delle Procure di Roma e Messina.

Le indagini

In una nota congiunta le due Procure scrivono che le "indagini hanno preso le mosse da distinti input investigativi convergendo sull'operatività dei due sodalizi criminali, consentendo la ricostruzione di ipotesi di bancarotta fraudolenta da parte di soggetti non riconducibili alla struttura delle organizzazioni". In particolare il gip di Roma ha emesso misure cautelari personali oltre che per Amara, Centofanti e Bigotti anche per Luciano Caruso. Alcuni nomi, in particolare quello di Amara e Centofanti, compaiono anche nell'ordinanza emessa dal gip di Messina che ha disposto il carcere per Longo chiedendo l'applicazione di misure cautelari anche per Alessandro Ferraro, Giuseppe Guastella, Davide Venezia, Mauro Verace, Salvatore Maria Pace, Gianluca De Micheli, Vincenzo Naso, Francesco Perricone e Sebastiano Miano.

I metodi

I metodi "disinvolti" usati dall'ex pm di Siracusa sono ben esemplificati in uno dei capi di imputazione contestati: quello che riguarda il cosiddetto caso Eni. Longo, su input di Amara, legale esterno dell'Eni, avrebbe messo su un'indagine, priva di qualunque fondamento, su un presunto e rivelatosi falso piano di destabilizzazione della società del cane a sei zampe e del suo ad Claudio Descalzi. In realtà, per gli inquirenti che hanno arrestato anche Amara e Calafiore, lo scopo sarebbe stato intralciare l'inchiesta milanese sulle presunte tangenti nigeriane in cui Descalzi era coinvolto.

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