Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Duro colpo contro la mafia dei Nebrodi, sequestrati i beni di Giuseppe Pruiti

E' emerso dalle indagini come, dopo i maggiori controlli messi in atto dal parco dei Nebrodi, i clan mafiosi si siano adoperati per avere il controllo di terreni privati

La Direzione Investigativa Antimafia di Catania ha eseguito un sequestro di beni riconducubili a Giuseppe Pruiti, 47enne ergastolano a capo della cosca di Cesarò, posta sotto il controllo del pregiudicato Salvatore Catania, referente territoriale per la zona di Bronte e territori limitrofi della famiglia catanese “Santapaola-Ercolano”. Dopo l'attentato al presidente del parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, gli investigatori hanno scandagliato grossi contributi erogati dall'Agea nei confronti di soggetti collegabili direttamente o indirettamente ad associazioni mafiose della zona. Tra i numerosissimi soggetti monitorati e analizzati dagli investigatori, è emersa la figura di Triscari Angioletta, convivente di Pruiti.

Mafia, maxi sequestro di beni per un referente del clan Santapaola-Ercolano
IL VIDEO DEL SEQUESTRO

 

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Quest’ultimo, arrestato nell’ambito dell’operazione “Nitor” nel 2004, è stato condannato con sentenza passata in giudicato per i reati di associazione mafiosa ed omicidio, poiché ritenuto responsabile, insieme a Gianfranco e Marco Conti Taguali, dell’omicidio di Bruno Pulici, allevatore di Maniace, morto il 4 giugno del 2002 all'ospedale Cannizzaro di Catania, dove era stato ricoverato per le ferite infertegli dai pallettoni esplosi da un fucile utilizzato dai sicari. Il fatto era accaduto in un podere di contrada Vellamazzo di Cesarò. Nello scorso mese di febbraio, il fratello Giovanni, nel frattempo assurto a capo del clan di Cesarò dopo l’arresto del fratello Giuseppe, è stato sottoposto a fermo, insieme al noto boss mafioso Salvatore Catania,  nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria contro le cosche mafiose di Cesarò e Bronte.

Le indagini hanno tracciato i rapporti con il famoso boss catanese Vincenzo Aiello e gli emissari dei noti boss palermitani di Cosa Nostra, i Lo Piccolo. Gli affari di Pruitiruotavano intorno all'accaparramento dei terreni agricoli in affitto, agli allevamenti e al controllo del settore della commercializzazione della carne. In particolare, è stata evidenziata la sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio acquisito nel corso dell’ultimo decennio. Nonostante la cospicua percezione di contributi erogati dall’Unione Europea che, tra l’altro, non potevano essere assegnati a soggetti destinatari di misure di prevenzione e dei loro familiari, il patrimonio rilevato dalle investigazioni è risultato frutto di investimenti di gran lunga superiori ai flussi finanziari regolarmente dichiarati.

E' emerso inoltre come, dopo i maggiori controlli messi in atto dal  parco dei Nebrodi, i clan della zona si siano adoperati, con intimidazioni mafiose, per avere il controllo di terreni privati. "Turi" Catania riusciva ad ostacolare ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale e a condizionare fortemente il libero mercato. Il gruppo criminale operava su tutti gli aspiranti acquirenti, provocandone il recesso dalle trattative in corso, anche mediante concrete intimidazioni. Il tribunale di Messina ha disposto il sequestro dei beni di cui Pruiti risulta disporre direttamente o indirettamente, consistenti in imprese del settore agricolo e ristorazione, numerosi terreni agricoli, fabbricati, veicoli, centinaia di titoli ordinari Agea e rapporti finanziari in corso di quantificazione.

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