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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Cronaca

Sequestro di persona per debito: catanese condannato a 16 anni

Sentenza ribaltata in appello per Francesco Cuffari, 31enne catanese ritenuto uno dei componenti il gruppo che nel marzo 2016 sequestrò Ignazio Fragalà, pasticciere di origini siciliane residente a Pomezia

Sentenza ribaltata in appello per Francesco Cuffari, 31enne catanese ritenuto uno dei componenti il gruppo che nel marzo 2016 sequestrò Ignazio Fragalà, pasticciere di origini siciliane residente a Pomezia, al fine di farsi restituire dal figlio un debito di 130mila euro. Sedici anni e nove mesi di reclusione sono state inflitti al giovane dalla II Corte d'assise d'appello di Roma. I giudici hanno ripristinato l'originaria imputazione di sequestro di persona a scopo di estorsione; in primo grado, Cuffari era stato condannato a tre anni e mezzo per sequestro di persona semplice.

Era il 3 marzo 2016 quando Fragalà, mentre era nei pressi della sua abitazione a Torvaianica, fu costretto a entrare in un'auto, seguita da un'altra macchina. I mezzi furono intercettati nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di Villa San Giovanni, dal quale si raggiungono gli imbarchi per la Sicilia. Seguiti, i componenti gli equipaggi furono bloccati a Messina e arrestati. Fragalà denunciò i fatti, anche se successivamente ritrattò sostenendo tra l'altro che lui stesso si era unito al gruppo volontariamente. Tutto fu più chiaro quando iniziò a collaborare con la giustizia Sebastiano Sardo che disse, tra l'altro, di avere lui stesso mandato i sequestratori da Ignazio Fragalà per riavere 130mila euro dal figlio.

Per questa stessa vicenda è stato istruito anche un altro processo. A inizio anno, in appello furono sentenziate 7 condanne per complessivi 54 anni di reclusione; si tratta dei componenti il gruppo che hanno scelto e ottenuto di essere giudicati col rito abbreviato.

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