A rischio i vigilantes degli uffici postali catanesi

La procedura di cambio d’appalto tra l’uscente Ksm e le subentranti Mondialpol security, Ancr, Europolice e Sicilia police non si è conclusa in modo positivo

C’è grande preoccupazione tra le 21 guardie giurate catanesi impiegate nei servizi di vigilanza degli uffici di Poste italiane di Catania e provincia. La procedura di cambio d’appalto tra l’uscente Ksm e le subentranti Mondialpol security, Ancr, Europolice e Sicilia police, avviata dal Centro per l’impiego di Palermo poiché sta coinvolgendo anche lavoratori di Caltanissetta, Enna, Messina, Siracusa e Ragusa, non si è conclusa in modo positivo come spiegano il reggente regionale della federazione Ugl sicurezza civile Salvatore Luparelli ed il responsabile provinciale Fabio Magliano. “In sede di trattativa sindacale, non essendo emerso alcun tipo di clausola sociale posto dall’azienda committente, i quattro istituti che prenderanno il posto dell’appaltante odierno hanno già dichiarato di non avere necessità di accollarsi il personale, potendo sopperire con risorse già in organico. Come Ugl abbiamo contestato questa scelta, considerato che non ci risulta affatto che tali imprese siano in grado di gestire anche questo ulteriore impegno, poichè già trovano difficoltà nel sostenere le commesse ricevute ricorrendo a straordinari e turni massacranti per i dipendenti. Abbiamo inoltre chiesto l’applicazione di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, poiché non condividiamo l’interpretazione della cosiddetta 'clausola sociale', in quanto non riscontriamo affatto le motivazioni poste alla base del rifiuto di far transitare le 32 unità lavorative totali nel nuovo appalto".

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"Per questo ci siamo rivolti a sua eccellenza il Prefetto di Catania – aggiungono i due sindacalisti - chiedendo una convocazione che auspichiamo possa giungere presto e vedere al tavolo di confronto anche la presenza di Poste italiane. La maggior parte delle aziende del settore sicurezza coinvolte ed i vigilantes interessati sono appartenenti alla provincia catanese, motivo per cui riteniamo opportuno l’autorevole intervento della Prefettura a garanzia del rispetto delle norme e della necessità di tutela dei lavoratori. E’ assurdo che padri di famiglia che da diversi anni sono impegnati in questa particolare commessa, si vedano estromessi all’improvviso senza una giustificazione plausibile. Da parte nostra continueremo ad impegnarci affinchè non si perda neanche un solo posto di lavoro in una città, come quella di Catania, già funestata dalla crisi occupazionale ed in sofferenza, in tema di lavoro, a causa dell’emergenza Covid-19". Dalla Ugl, però, trapela anche particolare apprensione per le sorti dell’istituto Ancr, i cui vertici sono implicati nell’inchiesta “Fake credits” della Procura etnea. “Riponiamo massima fiducia nell’operato di magistratura ed inquirenti, ma siamo allarmati per il futuro della società. In questo senso abbiamo già chiesto un incontro in Prefettura, per avere contezza sul prosieguo delle attività societarie ed invocare la salvaguardia di chi in Ancr lavora.”

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