Sindacato infermieri, presentato ricorso per il diritto del "cambio divisa"

"Attualmente gli infermieri utilizzano il loro tempo libero per compiere l'obbligo di cambiarsi, mettersi in divisa ed essere operativi in reparto", afferma Calogero Coniglio del Coordinamento Nazionale Infermieri

ll Sindacato Infermieri CNI-FSI, attraverso i suoi avvocati Denise Maria Caruso e Alessandro Pistorio, ha presentato al tribunale civile di Catania il ricorso per il riconoscimento del "cambio divisa aziendale" come orario di lavoro a tutti gli effetti, con conseguente calcolo in busta paga.

“Attualmente gli infermieri utilizzano il loro “tempo libero” per compiere l’obbligo di cambiarsi, mettersi in divisa ed essere operativi in reparto - afferma Calogero Coniglio Coordinatore Regionale del Coordinamento Nazionale Infermieri - Questa operazione comporta che, in un anno, si sommano da 65 a 84 ore di tempo impiegate per la vestizione che, quindi, diventano ore di lavoro che devono essere regolarmente retribuite.  Inoltre, chiediamo gli arretrati e gli interessi per le ore di lavoro maturate in tutti questi anni”.

In merito a questa problematica - peraltro già riconosciuta dalla Regione Lombardia-  il ricorso presentato dal Sindacato chiede il riconoscimento di un tempo medio di 20 minuti a turno (10 per vestire la divisa e raggiungere il reparto, altri 10 per i medesimi passaggi in uscita) con un risvolto economico di circa 80 euro mensili in busta paga.

“Il deposito del ricorso – continua Calogero Coniglio - per il quale si attende solo la prima udienza di discussione, si è reso necessario poiché le molteplici istanze indirizzate ai vertici dell’amministrazione sanitaria non hanno avuto alcun riscontro positivo”.

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“Crediamo, fermamente, nella possibilità che le azioni giudiziarie possano riscuotere positivi riscontri – dichiarano gli avvocati  Denise Maria Caruso e Alessandro Pistorio del Foro di Catania - posto il sempre più costante registrarsi di una serie di pronunce, recanti unanime orientamento, tutte rese a conferma del riconoscimento del postulato diritto in favore del personale sanitario. Il nostro slogan – continuano gli avvocati- pertanto, in perfetta assonanza con questa battaglia legale, che ci vede schierati al fianco dei lavoratori non potrebbe essere incarnato altro se non dalla locuzione: “Non Solo Parole, ma Fatti Concreti”, ciò a dimostrazione dell’impegno, seriamente e professionalmente, assunto in loro difesa”.

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