Sisma di Santo Stefano, don Sciuto: "Fedeli hanno perso i punti di riferimento, la casa e la parrocchia"

L'intervista al sacerdote delegato dal Vescovo per affrontare i nodi e le conseguenze del sisma che un anno fa ha sconvolto la vita di centinaia di famiglie

Incontriamo Don Carmelo Sciuto, parroco della Chiesa Matrice di Aci Catena, qualche giorno prima del Natale. La Chiesa, al momento inagibile, porta su di sé i segni del sisma dello scorso anno. I lavori sono partiti e i tralicci e le impalcature dominano la scena, "rubando" per il momento il posto ai presepi e alle immagini sacre.

C'è un via vai frenetico in sacrestia: chi porta qualche lavoretto, chi i libri del catechismo, chi chiede un aiuto al sacerdote. Una comunità viva che sta raccogliendo fondi proprio per poter riaprire le porte della storica struttura e "ritornare" a celebrare le funzioni nella Chiesa Matrice della città.

Video | L'intervista

Don Carmelo è il sacerdote delegato dal Vescovo per tutto ciò che attiene al sisma di Santo Stefano. Il terremoto ha colpito duramente, oltre che abitazioni private anche le Chiese che rappresentano sia un bene storico e architettonico prezioso per il territorio, sia un luogo di culto e di ritrovo fondamentale per la vita di piccole e medie comunità.

"La Diocesi di Acireale ha avuto circa 50 Chiese lesionate - spiega Don Carmelo - sul territorio. Alcune in maniera grave, altre in maniera più lieve. All'indomani del sisma con i vigili del fuoco e la soprintendenza abbiamo verificato la situazione e circa 20 Chiese sono state dichiarate inagibili. Alcune di queste ultime sono state riaperte anche grazie al contributo dei fedeli".

"La presidenza della Cei ha affidato alla Diocesi di Acireale 500mila euro per il pronto intervento. Così il vescovo Raspanti ha deciso di destinare queste somme affinché più Chiese potessero riaprire attraverso una messa in sicurezza. Si è fatta la scelta delle Chiese strategiche pastoralmente che sono sette: Aci Platani, Aci Catena, Piano d'Api, Santa Maria la Stella, Lavinaio, Milo e Santa Venerina".

Così a settembre sono stati presentati agli enti pubblici i progetti e a fine ottobre è iniziata la messa in sicurezza vera e propria, a cui stanno contribuendo le singole comunità parrocchiali per il 30% dell'importo attraverso raccolte fondi e altre attività.

Ad esempio ad Aci Catena vi sono 87mila euro da parte della Cei e circa 58mila euro che stanno raccogliendo i fedeli per degli interventi strutturali importanti che vanno anche al di là della messa in sicurezza.

"E' stata una scelta pastorale perché il rischio - aggiunge il sacerdote - era quello di disperdere le comunità dopo il terremoto".

Poi il racconto delle prime fasi post sisma: "Sono stati momenti duri: sono stato parroco di una comunità terremotata. Ricordo nelle prime ore dopo il terremoto le persone che uscivano di casa con le lacrime agli occhi, specie gli anziani, e che portavano con sé il minimo delle masserizie, un cambio, l'atto della casa. Scene che fanno commuovere ancora oggi solo a pensarci".

Ma anche tante giovani coppie che avevano appena costruito o acquistato casa sono finite in albergo: "Vedevo nei loro occhi - prosegue Don Carmelo - la paura e il timore per il futuro. Sono stati momenti concitati e devo dire che gli interventi dei vigili del fuoco e della protezione civile sono stati veloci e grazie a Dio non vi sono state vittime".

"La perdita della casa e i punti interrogativi sulla ricostruzione sono però ancora emblematici - conclude il sacerdote -. Aver tolto alle comunità la loro Chiesa è stato un altro problema: si è persa la propria abitazione personale, ma anche la "casa" della comunità che è un punto di riferimento e di aggregazione. Ci siamo subito riadattati con saloni parrocchiali, tensostrutture. Non è facile, viviamo dispersione nelle parrocchie e c'è stato un calo con alcune Chiese che non hanno ancora locali. Il popolo ha bisogno di riaggregarsi e a un anno di distanza non tutto è stato risolto, ma c'è un grande desiderio di speranza e vogliamo rialzarci".

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