Sovraffollamento carceri: intervista a Salvo Fleres, Garante dei detenuti

Nella provincia etnea, le carceri "scoppiano" e la popolazione detenuta non accenna a diminuire. Per comprendere meglio la situazione, abbiamo intervistato Salvo Fleres, Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sicilia

La situazione nelle carceri è uno dei drammi silenziosi del nostro paese. Le prigioni italiane sono sovraffollate. In base ai dati recentemente resi noti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - a livello regionale, al 30 aprile - è la regione Lombardia a detenere il primato per quel che riguarda il numero dei detenuti con 9.444 detenuti, seguita dalla Sicilia, con 7.151, e la regione Lazio con 6.853 detenuti. Nella provincia etnea, in particolare, le carceri "scoppiano" e la popolazione detenuta non accenna a diminuire. Per comprendere meglio le condizioni delle carceri etnee, abbiamo intervistato Salvo Fleres, Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sicilia, membro della Commissione diritti umani del Senato.

"La situazione penitenziaria della provincia di Catania è molto grave - spiega Fleres- I dati del sovraffollamento sono particolarmente allarmanti soprattutto nella casa circondariale di piazza Lanza, che registra la presenza di circa 600 ospiti, a fronte dei circa 150 posti regolamentari. A Bicocca la situazione è meno grave per via della tipologia di reclusi, prevalentemente appartenenti al circuito dell'alta sicurezza, dunque con parametri diversi da quelli previsti per i detenuti cosiddetti comuni. Il fenomeno del sovraffollamento torna a farsi sentire, invece, a Caltagirone, con circa il doppio delle presenze sopportabili da quella struttura. Nel carcere di Giarre la situazione è diversa. Trattandosi di un istituto riservato prevalentemente a tossicodipendenti, pur essendo alto il livello di affollamento, le condizioni trattamentali meno coercitive determinano una percezione di afflittività minore che altrove. Sicuramente nella norma, invece, è la situazione dei due istituti per minori di Acireale e Catania Bicocca. Non ci sono fenomeni di sovraffollamento, ma la struttura di Acireale risente moltissimo della sua inadeguatezza funzionale, dei pochi spazi disponibili e dell'impossibilita di prevederne l'espansione. Se il mondo penitenziario non fosse un coacervo di autoreferenzialita che si incrociano e si sovrappongono e fosse disponibile al confronto con la società non sarebbe difficile ipotizzare soluzioni migliori a costi bassi o senza alcun costo, ma purtroppo così non è né è mai stato".

Come si potrebbe risolvere il problema del sovraffollamento?

"Bisognerebbe mettere in campo soprattutto buonsenso e responsabilità, due qualità distanti, spesso, sia dal mondo della giustizia, sia dal mondo dell'esecuzione penale, sia dal mondo della politica, soprattutto di quella praticata negli enti locali. Senza un accordo tra queste tre componenti sarà assai difficile risolvere il problema. Ma non voglio eludere la domanda. Sinteticamente e per soli titoli Le dirò cosa farei io se solo potessi. Accorcerei drasticamente la durata dei processi, evitando lunghe e numerose  carcerazioni preventive. Eviterei il carcere per i tossicodipendenti, preferendo le comunità di recupero, aumenterei le pene alternative, riservando quelle detentive ai reati più gravi, restituirei ai Paesi di origine gli extracomunitari, rafforzerei i servizi sociali per prevenire il crimine, invece di attendere che esso sia compiuto per poterlo reprimere, quando ci si riesce! Aumenterei la scuola, la formazione ed il lavoro durante la pena per evitare che chi esce dal carcere ci ritorni. Con questi accorgimenti, e non Le sembri una esagerazione, potremmo passare dagli attuati 67 mila detenuti a meno di 20 mila. Quello che serve al nostro Paese non sono nuove carceri ma carceri nuove sia dal punto di vista infrastrutturale, sia dal punto di vista organizzativo".

Che tipo di interventi sono stati fatti, sinora in Sicilia - e in particolare nella provincia etnea- per migliorare la situazione del sistema penitenziario?

"In Sicilia è stato fatto poco o niente. Se escludiamo l'apertura, dopo cinque anni, del carcere di Gela, peraltro con poco personale e con un educatore in prestito, ed il piano carceri miseramente fallito, posso dire che il sistema va avanti solo grazie alla buona volontà del personale, alla pazienza dei reclusi ed alla carità dei volontari".

Quali sono i principali problemi che affliggono gli istituti siciliani?

"I problemi degli istituti siciliani sono, grosso modo, gli stessi delle altre parti d'Italia e del Mezzogiorno. In particolare: sovraffollamento, scarsa attività trattamentale (per mancanza di mezzi e personale) scarsa assistenza psicologica, strutture inadeguate, poca offerta formativa, poca offerta lavorativa, inadeguata assistenza sanitaria per via dei ritardi della Regione, l'unica che, dopo 4 anni, non ha ancora recepito il decreto sulla sanità penitenziaria.
Potrei andare avanti ma preferisco fermarmi qui per non apparire disfattista, anche perché non lo sono affatto".

Cosa offre il mercato del lavoro a chi, scontata la pena, esce dal carcere?

"Il mercato del lavoro offre molto poco ma anche il lavoro in carcere è poco, non supera il 15 o 20 per cento. I motivi? Diffidenza, scarsa preparazione dei detenuti durante la detenzione, scarso raccordo tra carcere e società, deresponsabilizzazione di tutti verso tutti. Eppure tutti i  detenuti vogliono lavorare e far lavorare i detenuti ridurrebbe il costo della pena, che oggi oscilla tra i 132 e i 250 euro al giorno. Non so se mi spiego?".

"L'emergenza sovraffollamento nelle carceri ha fatto registrare 'qualche successo' grazie ai primi interventi del governo": lo ha detto il ministro della Giustizia Paola Severino. Cosa ne pensa?

"Sia il decreto Alfano, sia il decreto Severino sono stati un fallimento per via dei meccanismi lenti, complessi e duplicati che essi prevedono. Per svuotare le carceri bisogna evitare di riempirle!".

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