Droga e mafia, 12 catanesi coinvolti nell’operazione “Nickname”

Un gruppo sarebbe stato attivo nel traffico di cocaina e si sarebbe rifornito esclusivamente a Catania, presso Michele Musumeci - esponente del clan mafioso Santapaola - sua moglie Santa Rapisarda e suo figlio Francesco Musumeci

Una quarantina di persone, tra le quali 5 minorenni, sono state arrestate nell'ambito dell'operazione antidroga "Nickname" condotta dalla Squadra mobile di Enna e coordinata dalla Dda di Caltanissetta. Ci sono anche 12 catanesi coinvolti.

L'operazione ha colpito due diverse organizzazioni, scoperte nel corso di un'indagine durata circa tre mesi, durante i quali sono stati sequestrati oltre 5 chili di droga. Trentotto gli arresti, mentre alcuni indagati risultano latitanti all'estero.

I trafficanti avevano l'abitudine di utilizzare soprannomi, quali "Mazza", "Topo", "zio Giulio": di qui la denominazione dell'indagine scelta dagli investigatori.

Una delle organizzazioni secondo l'accusa faceva capo a Massimiliano Scamici di Agira, cugino di Antonino Scaminaci, considerato il referente di Cosa nostra nella cittadina ennese. Questo gruppo sarebbe stato attivo nel traffico di cocaina e si sarebbe rifornito esclusivamente a Catania, presso Michele Musumeci, espontente, del clan mafioso Santapaola, sua moglie Santa Rapisarda e suo figlio Francesco Musumeci. Lo stesso Musumeci interveniva per appianare i contrasti tra i pusher ad Agira. Tra questi, i fratelli Paolo e Filippo Gazzo, il primo dei quali è in attesa di giudizio per la vendita di una dose di cocaina che causo' la morte per overdose di un assuntore due anni fa.

L'altro gruppo era capeggiato dai fratelli Pietro e Giuseppe Cuccia, anche loro di Agira e figli di Rosario Cuccia, che sta scontando nel carcere palermitano "Pagliarelli" una condanna a 13 anni per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. I Cuccia avrebbero trattato soprattutto marijuana e hashish ed avevano una fitta rete di collaboratori e pusher che spacciavano ad Agira, Assoro, Nissoria e Leonforte. Tra loro, Mario Minni' che era il custode dello stupefacente mentre sua moglie Venerina Palmisano si sarebbe occupata della contabilità assieme alla figlia Maria Antonella. Alcuni cellulari usati esclusivamente per comunicazioni sullo spaccio erano chiamati "i telefoni della ditta".

Questi i nomi dei catanesi raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare: Pietro Amato, nato ad Adrano, 23 anni; Francesco Balsamo, detto “Nino”, alias “Cicaledda”, nato a Catania, 43 anni; Michele Angelo Fiscella, nato a Catania, 39 anni; Michele Musumeci, nato a Catania, 47 anni; Mario Naceto, nato a Catania, 21 anni; il padre Sebastiano, detto “Nello”, nato a Catania, 47 anni; Biagio Sambataro , detto “Gino”, nato Belpasso, 57 anni; Rosanna Signorelli moglie di Sebastiano Naceto e madre di Mario, nata a Catania, 41 anni; Giovanni Arcidiacono, nato a Catania 41 anni.

Arresti domiciliari invece per Filippo Muratore, alias “Moro”, nato a Catania, 25 anni; Francesco Musumeci, nato a Catania, 25 anni; Santa Rapisarda, nata a Catania, 43 anni.

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