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Il "bronx" di viale Moncada 16-17: qui l'eroina "cadeva" dai balconi

In questi condomini a schiera con numeri civici consecutivi, le famiglie mafiose dei Santapaola-Ercolano, Cappello-Bonaccorsi e Cursoti avevano stretto alleanza dividendo il territorio in piazze di spaccio ben distinte. Si vendevano marijuana, cocaina e fiumi di eroina. Quest'ultima ora è stata parzialmente sostituita dal crack

La toponomastica di Librino ha una particolarità: i numeri civici sono consecutivi, senza alcuna alternanza tra pari e dispari. Capita così, in viale Moncada, di ritrovarsi immersi tra enormi schiere di palazzi adiacenti e di doversi orientare con i segnali di vernice posti alle colonne per marcare il territorio. Questa indicazione non è utile solo ai postini, ma anche alle organizzazioni criminali che si spartiscono il territorio contando anche i singoli metri. Lo ha cristallizzato a suo tempo l'operazione Fort Apache. I Santapaola-Ercolano, i Cappello-Bonaccorsi ed i Cursoti Milanesi, che facevano cassa comune per mantenere le famiglie dei detenuti, gestivano qui tre piazze di spaccio ben distinte di cocaina, marijuana ed eroina. Quest'ultima sostanza, in particolare, si spacciava con il "metodo del panaro" in un angolo buio del civico 16. Gli acquirenti, ridotti a zombie, attendevano il loro turno sotto un balcone con gli occhi puntati in alto. Molti venivano qui più volte al giorno per far fronte alle crisi d'astinenza. Cosa che oggi accade con il crack. Un piccolo segnale di respiro per il territorio è un orto messo in piedi nella creta da un anziano che vive qui. Dove prima c'erano stagnole e siringhe ora crescono i frutti del suo lavoro, difesi dagli uccelli con delle reti da pesca. 

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