Speciale elezioni rettore, Vittorio Calabrese: "Puntare sul modello americano"

Ecco la lettera scritta dal professore ordinario di Biochimica clinica alla facoltà di Medicina, uno tra i candidati a ricoprire la carica di rettore. Puntare sul modello americano della "triplice elica" tra le proposte

Riportiamo il programma del candidato Vittorio Calabrese, professore ordinario di Biochimica clinica alla facoltà di Medicina. La lettera è stata pubblicata nel quotidiano "La Sicilia".“

IL CANDIDATO. Nato a Ragusa l’8 settembre 1959, Vittorio Calabrese è professore ordinario di Biochimica clinica alla facoltà di Medicina, Dipartimento Scienze Chimiche. Laureatosi in Medicina nel 1984 e specializzato in Neurologia (1988), sempre a Catania.

Attività accademica: direttore Scuola Specializzazione in Biochimica Clinica, Università di Catania, Messina e Palermo; postdoctoral fellow in Neurobiology (1987) alla New York University Medical School e alla Thomas Jefferson University Medical School diPhiladelphia (1989); presidente Euro- Mediterranean- Academy of Antiaging Medicine.

Tematiche Scentifiche: ruolo dello stress ossidativo e della disfunzione mitocondriale nell’invecchiamento, nei disordini neurodegenerativi e nella longevità; antiossidanti nutrizionali e risposta cellulare allo stress; gasobiology e trapianto d’organo; vitageni, healthy medicine e medicina mitocondriale. E’ autore di oltre 180 pubblicazioni.

PROGRAMMA. Comunicare sapere rappresenta per l’università il modo più competitivo per rispondere alle sfide che la società della conoscenza ci impone per garantirsi crescita e sviluppo. Il sistema industriale sembra aver recentemente riscoperto l’esistenza e l’importanza dell’università, in particolare da quando parte dell’industria si è trovata nella necessità di recuperare la leva dell’innovazione come fattore di competitività. Questo processo di convergenza si concretizza in un modello di attività innovativa che vede a suo fondamento l’interazione reciproca fra università e mondo imprenditoriale, “sostenuta” dalla politica.

Le modalità con cui questi tre sistemi interagiscono promuovendo dinamiche di sviluppo fondate sull’innovazione e sul progresso tecnico, si riconoscono nel modello americano della “triplice elica”, modello la cui origine ispira oggi un’ampia classe di modelli economici la cui caratteristica distintiva risiede nella centralità del ruolo dell’università come motore di sviluppo e forza trainante della crescita.

Le sollecitazioni al cambiamento alle quali sono sottoposte le Università sono forti. Dalle risposte che daremo, dalla nostra capacità di superarci, dall’impegno convinto che sapremo profondere dipenderanno le sorti dell’Ateneo e della nostra comunità accademica. Occorre quindi impegnarsi per evitare che l’Università nel suo complesso e - per quanto ci riguarda più da vicino - il nostro Ateneo perdano la loro primaria e peculiare funzione di creare e mantenere prospettive future per la ricerca, per i colleghi docenti bravi e capaci, per il personale precario. Per facilitare il raggiungimento di questi obbiettivi è necessario: 1) dotare l’Ateneo di un assetto di governo efficiente, competente e trasparente.

Il Rettore dovrà essere il promotore e sostenitore del cambiamento, coinvolgendo e motivando i collaboratori ed indirizzando i Prorettori e i delegati ad un confronto attivo con i Dipartimenti e le strutture amministrative; 2) sul piano didattico l’Ateneo deve assicurare una piena disponibilità di docenti, di laboratori didattici, di biblioteche e di servizi informatici in grado di garantire agli studenti le migliori opportunità formative. Occorre aumentare l’attrattività internazionale dei nostri corsi di laurea, potenziando il livello di integrazione dei nostri corsi di laurea con il sistema formativo europeo, ed avviando accordi internazionali e corsi di laurea o di dottorato con titoli congiunti; aumentare il numero di ricercatori stranieri che lavorano nel nostro Ateneo;

3) ai Dipartimenti deve essere affidato un ruolo centrale nella programmazione e nell’utilizzazione delle risorse. I Dipartimenti, dotati di una propria autonomia gestionale, dovranno essere intesi come la sede di riferimento dei corsi di studio ed il motore di una ricerca di alta qualità; 4) il dottorato di ricerca, ed il terzo livello più in generale, al centro della strategia di Ateneo, devono essere pensati come la base patrimoniale, in termini umani e scientifici, sulla quale assicurare il futuro della nostra Università. Comporre inoltre un Nucleo di Valutazione esperto e competente;

5) la Medicina Universitaria basata sul raggiungimento di target di eccellenza svincolata dal SSN, con risoluzione del protocollo d’intesa dell’azienda unica Policlinico-Ove a favore di un nuovo protocollo dove la dimensione universitaria venga recepita in pieno; 6) la Scuola Superiore, quale immagine d’eccellenza del nostro Ateneo, deve sviluppare percorsi di formazione avanzatab assicurando, attraverso l’istituzione di corsi ordinari, PhD programmes, Master Universitari nazionali ed internazionali e corsi di Alta formazione, un offerta formativa di eccellenza.

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Tra le diverse iniziative, può e deve essere la sede di riferimento per una International School of law, per la parte umanistica e, per la parte riguardante le Scienze Biomediche, per un Istituto di Ricerca dedicato allo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche e all’applicazione delle nanotecnologie in medicina, sia preventiva che interventistica. Quella che ci accingiamo a compiere è una sfida culturale entro la quale mi pongo con passione e impegno civile, fortemente motivato a dare un contributo per valorizzare le nostre risorse, per stimolare processi virtuosi e per far crescere l’Ateneo, tenendo conto della sua storia passata, della sua complessità e della sua straordinaria ricchezza di contenuti umani e scientifici, spinto dal profondo attaccamento alla nostra istituzione e dalla convinzione di poter continuare a dedicare il mio impegno alla nostra Università

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