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Da casalinga a immigrata: il racconto di una badante

"Ho affrontato un viaggio di 9 mesi e sono passata per l'Etiopia, Sudan, Senegal. Al centro Sprar ho iniziato una nuova vita, ho frequentato corsi di cucina, giardinaggio e informatica"

In questa estate caratterizzata da numerosi sbarchi in Sicilia di immigrati, abbiamo fatto un giro nelle strutture del calatino per capire come si vive. Questa è la storia di F.D., 33 anni.

“Sono Eritrea e sono arrivata a Milano 4 anni fa. Nel mio Paese facevo la casalinga, poiché sono sposata ed ho dei figli, ma mio marito è rimasto lì".

Sono soprattutto politiche (guerre, conflitti) le ragioni che hanno portato F.D. ad abbandonare il suo Paese, anche se ha preferito non specificarne le ragioni. “Ho affrontato un viaggio di 9 mesi e sono passata per l’Etiopia, Sudan, Senegal. Al centro Sprar ho iniziato una nuova vita, ho frequentato corsi  di cucina, giardinaggio e informatica” aggiunge la donna, che ha completato il percorso nel 2010 e lavora come badante.

“Ormai qui mi sento a casa, è questa la mia nuova famiglia: poco tempo fa sono andata in Etiopia e ho potuto rivedere i miei figli, che vivono ancora lì”. Di solito sono le famiglie d’origine che vendono i propri beni per pagare ai “basisti” il viaggio e permettere ad uno dei componenti di partire, come ci racconta. In realtà passa molto tempo prima che riescano a partire, li tengono nascosti ed il viaggio viene affrontato in pessime condizioni: trattandosi di clandestini, il rischio maggiore è che, trovandoli, li riportino nel loro Paese, anche se il problema è soprattutto la corruzione (avere dei soldi sembra l’unico modo per fuggire e superare gli “ostacoli”-frontiere, permessi e via dicendo).

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