St e Micron, l'allarme dei sindacati: in piazza contro la privatizzazione

La legge di stabilità del governo nazionale coinvolge in prima persona Catania, con la privatizzazione della StM. Proclamate 8 ore di sciopero nella giornata di oggi. In corso anche una manifestazione con partenza da piazza Roma per finire in piazza Università

La legge di stabilità del governo nazionale coinvolge in prima persona Catania, con la privatizzazione della StM. Per tale motivo la RSU della STM e le Segreterie di Ugl M, FIM, FIOM, UILM e FISMIC di Catania hanno proclamato 8 ore di sciopero nella giornata di oggi. In corso anche una manifestazione con partenza da piazza Roma per finire in piazza Università.

"Mentre tutto il mondo considera strategico il settore dei semiconduttori, il governo italiano ha deciso di vendere le quote di StM che detiene. Tutto ciò aumenta il rischio delocalizzazione come sta accadendo per Micron, a danno della nostra economia e dei lavoratori" Lo dichiara il Segretario Regionale dell’UGL Metalmeccanici Luca Vecchio. "Di fronte al declino non basta l’impegno a parole del Sindaco di Catania e del Presidente della Regione siciliana, servono i fatti!" aggiunge.

"Di recente avevamo ricevuto l’impegno da parte delle istituzioni ad aprire un confronto per l’accesso ai fondi messi a disposizione dalla UE a favore delle aziende della microelettronica e di attivarsi concretamente per impedire
ulteriori perdite di assett, ma da Bruxelles  - continua Vecchio - ci giungono notizie diverse. Catania, infatti, è stata declassata – denuncia l’UGL Metalmeccanici - e non rientra più tra i poli di eccellenza europei, al contrario di  Dresda, Eindhoven/ Lovanio e Grenoble, Cambridge (UK), Carinzia, Dublino e Milano, nonostante in Sicilia siano insediate, per ora,  le stesse multinazionali che operano anche Milano"

"Il tessuto sociale ed economico della città di Catania rischia, in questo modo, di essere seriamente compromesso. Per questo chiediamo a Bianco e Crocetta di adoperarsi seriamente al fine di  evitare ulteriori drammi. Al nord italia, infatti, la concertazione tra istituzioni, aziende e parti sociali sta riuscendo a cogliere nuove opportunità di sviluppo e a impedire ulteriori delocalizzazioni. Non comprendiamo perchè in Sicilia – conclude Vecchio - non si riesca a fare lo stesso".

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