Stabilizzazione lavoratori precari dell'Università di Catania, Fsi-Usae: "Rimaniamo fermi sulla nostra posizione"

“Nonostante la stabilizzazione resa nota ieri dall’Università, non vediamo alcuna reale sanatoria per quei precari licenziati ad aprile 2020 e non sono pochi, che vantano periodi di servizio svolto anche decennale all’Università degli Studi di Catania. Non si comprende per quale ragione sono stati lasciati fuori i precari che hanno maturato gli stessi requisiti per la stabilizzazione con il decreto mille proroghe”, dichiara Calogero Coniglio, segretario regionale della Fsi-Usae

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

“Nonostante la stabilizzazione resa nota ieri dall’Università, non vediamo alcuna reale sanatoria per quei precari licenziati ad aprile 2020 e non sono pochi, che vantano periodi di servizio svolto anche decennale all’Università degli Studi di Catania. Non si comprende per quale ragione sono stati lasciati fuori i precari che hanno maturato gli stessi requisiti per la stabilizzazione con il decreto mille proroghe”, dichiara Calogero Coniglio, segretario regionale della Fsi-Usae Federazione Sindacati Indipendenti organizzazione costituente della Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei. Per tale ragione, sulla mancata assunzione di questi rimanenti precari, il sindacato ha chiesto un accertamento sulla gestione delle risorse economiche, sull'utilizzo dei fondi e sui criteri adottati dall’Università nel reclutamento di personale. La Fsi-Usae ha, infatti, inviato una segnalazione alla Procura Generale della Corte dei Conti di Roma e della Sicilia e all’Anac, Autorità Nazionale Anticorruzione. La Fsi-Usae nell’interesse dei Lavoratori, continua a mantenere formalmente lo stato di agitazione nel rispetto della normativa vigente, ha reiterato al Prefetto di Catania, di voler attivare la procedura di raffreddamento del conflitto con l’istituzione di un tavolo di conciliazione preventiva ai sensi della legge 146/1990 e di voler convocare apposito incontro tra l’organizzazione sindacale e l’Università di Catania al fine di ottenere una soluzione in tempi brevi invitando le parti, ognuna per quanto di rispettiva competenza, a fornire urgenti riscontri. Con questo documento, ancora non vediamo nessuna organica risoluzione definitiva per i Lavoratori licenziati. Non si intravede nemmeno lontanamente il legittimo riconoscimento del contratto a tempo indeterminato. Fsi-Usae: "Restano fuori dalla stabilizzazione ancora 40 precari che al ruolo non hanno avuto accesso, che da aprile sono rimasti disoccupati, che si occupavano della manutenzione dei giardini dell’università dislocati in diversi siti della città“. “La Fsi-Usae ribadisce il proprio disappunto e la propria contrarietà sulle modalità con le quali l’Università degli Studi di Catania gestisce le relazioni sindacali e la gestione dei fondi delle risorse economiche per l’assunzione del personale e degli introiti dalle tasse universitarie, per risolvere positivamente l’annoso problema dei lavoratori precari dell’Università degli Studi di Catania licenziati”, è quanto commenta Calogero Coniglio, segretario regionale e territoriale Catania della Fsi-Usae. “I vari solleciti di incontro rivolti all’Università e le continue richieste di rinnovo dei contratti precari scaduti dell’ateneo, il sit in di protesta del 24 luglio, in piazza Università davanti alla direzione dell’Università degli Studi di Catania, a tutt’oggi hanno prodotto solo un inaccettabile ed ingiustificabile silenzio da parte dell’Università”, spiega Coniglio. “Dopo la nostra richiesta d’incontro del 26 maggio scorso, siamo stati contattati dal direttore generale dell’Università di Catania Giovanni La Via per le vie brevi, confermando l’impossibilità di poter stabilizzare i lavoratori. Per la Fsi-Usae i lavoratori rimasti fuori dalla Legge Madia, possono essere stabilizzati con il decreto Milleproroghe (legge 8/2000) in quanto hanno maturato i tre anni di servizio ad aprile. Il direttore generale aveva concluso che tale procedura può essere attuata tenendo conto dei vincoli di bilancio a fine anno sulla base del numero degli introiti dalle iscrizioni di studenti nell’Ateneo. Le iscrizioni dell’anno accademico del 2020/2021 si sono concluse e buona parte dei Lavoratori non sono stati assunti, continua Coniglio “Fin dagli inizi della vertenza aperta il 22/07/2020 alla Prefettura di Catania, abbiamo dimostrato la nostra disponibilità a confrontarci senza preclusioni e pregiudizi. Abbiamo il dovere di creare una prospettiva o quantomeno di accertare se vi siano le condizioni per una prospettiva e per un futuro dei lavoratori, che da anni, con tanto sacrificio, abnegazione e impegno”, continua il segretario provinciale Maurizio Cirignotta. “Si trovano sempre le risorse economiche per concorsi di dirigenti e funzionari ma si trovano quelle per il personale non dirigente viene da pensare – dichiarano – comportamento tipico delle amministrazioni pubbliche”. Inoltre il 18 settembre 2020 il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sugli organi di informazione e stampa nazionali commentando i dati sulle immatricolazioni. In particolare, i nuovi iscritti sarebbero aumentati soprattutto al Sud, con incrementi tra il 5 e il 10%. Il Ministro a riguardo sull’ateneo catanese ha dichiarato quanto segue: “A Catania l’incremento delle iscrizioni è del 5 per cento”. “In caso la Corte dei Conti ravvisi incongruenze e carenze rispetto alle gestione delle risorse economiche, la Fsi-Usae chiederà anche di verificare se tali somme siano state destinate ad altre finalità e se, oltre alla lesione delle disposizioni di legge e dei diritti dei Lavoratori, dovesse rendersi necessario individuare precise responsabilità, dare corso alle opportune iniziative giudiziali. Questo è il motivo per il quale siamo stati costretti a ricorrere alla Corte dei Conti: i Lavoratori hanno diritto a risposte certe. Ci auguriamo – concludono i sindacalisti – che l’Università fornisca garanzie certe, adeguate e accurate per reintegrare i lavoratori con una programmazione anche triennale”.

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