Stalking, condanna per un funzionario regionale: perseguitava la sua ex dal 2011

Ingiurie, minacce, diffamazione. Via telefono e su internet. Fino alla pubblicazione sul profilo Facebook di fotografie della ex in pose osè e della cartella clinica relativa a un'interruzione di gravidanza. Un incubo cominciato nel 2009 e che ha portato alla condanna di un funzionario del Centro per l'Impiego di Misterbianco

Ingiurie, minacce, diffamazione. Via telefono e su internet. Fino alla pubblicazione sul profilo Facebook di fotografie della ex in pose osè e della cartella clinica relativa a un'interruzione di gravidanza. L'ennesimo caso di stalking si veste di un connotato particolare con riferimento ai protagonisti della vicenda giudiziaria: nei panni del "molestatore assillante" c'è, infatti, un funzionario della Regione Sicilia. Un incubo cominciato per le vittime nel 2009 e che ha portato alla condanna di N.S., funzionario del Centro per l'Impiego di Misterbianco, ufficio dipendente dall'Assessorato al Lavoro della Regione Sicilia, a due anni e tre mesi di reclusione oltre al pagamento di una provvisionale per ciascuna delle persone offese ed al pagamento delle spese processuali.

E' quanto si legge dalla sentenza n.4175/15 emessa dal Tribunale di Catania, in composizione monocratica, in data 23 luglio 2015. La donna, vittima di atti persecutori, aveva intrattenuto una relazione sentimentale con il funzionario poi interrotta dopo qualche anno. Dal 2011 l'inizio della persecuzione. Prima con sms ingiuriosi e minacciosi, poi con la pubblicazione di contenuti diffamatori sui social network, fino ad aggressioni fisiche anche nei confronti del figlio minorenne della donna.

"Dalla ricostruzione dei fatti - spiegano i legali delle parti civili, gli avvocati Maria Rita Zappalà e Giovanni M. Grasso del Foro di Catania - è emerso che dopo l'interruzione del rapporto sentimentale, l'uomo ha sottoposto la donna, il figlio di lei e anche l' ex marito, ad una persecuzione costante posta in essere attraverso pedinamenti, molestie di vario tipo nonché di gesti di violenza. Tale comportamento molestatorio, è stato definito in primo grado dal giudice dott. ssa Benanti, quale indice di una 'condotta di allarmante gravità'. Le persone offese, infatti, sono state per anni spiate, pedinate e braccate con una limitazione tangibile della loro sfera di libertà. Ma non bisogna dimenticare principalmente il ruolo pubblico che riveste lo stalker".

Come si legge nella sentenza, infatti, gli accertamenti effettuati dalla Polizia postale di Catania sul profilo facebook fittizio aperto dall'imputato, hanno evidenziato che le connessioni alla rete internet erano state effettuate anche da un'utenza fissa in uso presso uno dei luoghi ove l'imputato svolge la propria attività lavorativa.

"Si tratta dell'ennesimo caso di stalking- commentano i legali - perpetrato da un soggetto che riveste una pubblica funzione e che ha fatto abuso della posizione lavorativa di funzionario nei confronti della vittima. Il reato in questione è maturato e si è sviluppato anche in contesti lavorativi pubblici. Alla gravità del reato contestato, quindi, si aggiunge il coinvolgimento di strutture e servizi pubblici utilizzati dal funzionario per i suoi fini illeciti".

"La gravità degli atti persecutori, la reiterazione degli stessi in un lasso di tempo più che considerevole - si legge nella sentenza - il danno arrecato alle persone offese in termini di lesione al diritto all'immagine, alla reputazione ed all'onore, unitamente agli attentati all'integrità fisica delle stesse, sono elementi che, considerati nel loro complesso, impongono l'irrogazione di una pena severa, proporzionata alla gravità dei fatti ed al pregiudizio arrecato alle vittime".

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Ancora concludono i difensori "siamo pienamente soddisfatti per il risultato ottenuto e per il fatto che in una vicenda alquanto complessa, come quella che ci ha visto impegnati nel corso di questi anni, il giudice di primo grado sia riuscita serenamente ad emettere sentenza di condanna analizzando in maniera capillare tutti i connotati delle condotte antigiuridiche rilevandone l'allarmante gravità ".

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