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Statale 194, il Covid non stoppa la tratta delle “schiave” di colore

Tra la “Catania-Caltagirone” e la parte iniziale della Ragusana “SS 194”, un fazzoletto di pochi chilometri, che è “zona franca”: donne-schiave di colore, sfruttate dall'industria della prostituzione

Lavoratrici di colore, di provenienza africana, che non hanno bisogno di autocertificazione per recarsi in strada per “lavorare”, in spregio a qualunque forma di prudenza da pericolo focolaio e diffusione di pandemia. Alle porte della Piana, sono in tante. Né tantomeno sono messe in lista di attesa, per effettuare tamponi, protocolli sanitari, o men che meno vaccinazioni anti-Covid. Sono le “operatrici” o meglio le schiave, del sesso. Fra la tratta della Catania-Caltagirone, la cosiddetta “SS 385”, e la parte iniziale della Ragusana “SS 194” prima del bivio nei pressi di Lentini e che a seguire costeggia Scordia, esiste un piccolo fazzoletto di pochi chilometri, che è “zona franca”; cioè non è ne' zona rossa Covid ne' arancione: è la zona “a luci rosse” a cielo aperto. A bordo strada, saranno oltre una decina. Le vedi, truccatissime in viso, iniziano a prendere servizio intorno alle 8.00 del mattino, ogni mattino anche se fa freddo; distanziate fra loro ed iper-connesse con cellulare attivo h24, sedute o poggiate su sedie bianche da giardino; svestite, quel tanto che basta per attirare l'attenzione di maschi soli in transito sulla statale “194”, autisti di camion, furgoni, lavoratori della terra o semplici passanti. In mezzo alla boscaglia, dentro un mezzo di trasporto, dietro piante di ficodindia, si fa in fretta a guadagnare alcuni pezzi da 10 euro. I maschi “clienti”? Hanno famiglia? Pensano a proteggersi “in primis” da infezioni Covid? Difficile e inverosimile. E le povere “schiave”, possono rappresentare potenziali “bombe” sanitarie su strada, potendo essere a loro volta portatrici-sane di pandemia per scarsa igiene, asintomatiche, ridotte a prede di maschi incoscienti? Ma in questi casi di pericolo focolai, non servono tanto i blitz delle Forze dell'ordine, quanto il monitoraggio dei sanitari dell'Asp e il contributo del volontariato sociale, sull'esistenza o meno di portatrici-sane in mezzo a “clienti affezionati”. Forse anche questi ultimi, spesso padri di famiglia di 40 o 50 anni, necessiterebbero di tracciameto e controllo per limitare il rischio contagio. Con la prostituzione “mordi e fuggi” in strada, è a rischio la salute pubblica. Oltre che, l'incolumità personale delle povere lavoratrici “invisibili” del sesso, lasciate senza tutele e prive del diritto alla salute; tante irregolari che si prostituiscono sotto una costrizione parassita delle organizzazioni criminali. Tutto ciò, in mezzo a cumuli di immondizia a bordo strada, cani randagi che rovistano fra i rifiuti abbandonati: specchio di un'umanità al femminile di serie B, con donne-schiave ridotte ad oggetto dei desideri, di maschi incoscienti.

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