Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Stato di agitazione per i 90 dipendenti della “Leonardo”

L’azienda non vuole più investire nell’attività di progettazione e realizzazione di nuovi apparati nel comparto di Telecomunicazioni satellitari

La “Leonardo” realtà industriale presente a Catania e attiva nell'alta tecnologia dei settori Aerospazio, Difesa e Sicurezza lo scorso 16 aprile ha comunicato ai sindacati di non voler più investire nell’attività di progettazione e realizzazione di nuovi apparati nel comparto di Telecomunicazioni satellitari, ma di volerli acquistare sul mercato e di lasciare al sito etneo solo le attività legate al reparto di “System Satellitare”. Lo comunicano Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm di Catania che annunciano lo stato di agitazione.

La RSU ha già chiesto un incontro urgente con la direzione aziendale e i segretari territoriali per ricevere risposte chiare su tutti i dubbi espressi in precedenza dai lavoratori dello stabilimento di Catania, e avere finalmente una visione chiara del Piano di Sviluppo della Leonardo. L’azienda che si trova in contrada Torre Allegra ha aggiunto che i lavoratori dei laboratori (Antenne, RF, Meccanica) del sito di Catania, saranno ricollocati in altre attività di Ingegneria; una scelta che avrà come conseguenza l’inevitabile perdita di competenze attive da oltre 42 anni nel settore.

"I lavoratori si chiedono il perché di tutto questo - spiegano i rappresentanti sindacali- Perché ad esempio i laboratori, le cui attività dovrebbero essere trasversali all’intera Ingegneria di Divisione, dovranno chiudere anziché essere utilizzate per le altre LOB della Divisione Elettronica? Qual è il piano industriale a sostegno della ridefinizione delle attività del sito di Catania?”.

Come se non bastasse, a causa di problemi riscontrati nello stabilimento, la Leonardo ha comunicato di aver dato mandato a LGS di ricercare una nuova sede di Catania le cui dimensioni non sarebbero però tali da occupare contemporaneamente tutti i lavoratori del sito di Catania. Da qui l’idea di ricorrere ad uno Smart Working strutturale, organizzato su rotazione del personale; un scelta che però coinvolgerebbe solo il sito di Catania.

“Non ci è chiara quale sarebbe l’incidenza sui costi di gestione, di uno stabilimento atto ad accogliere tutti i lavoratori del sito di Catania. - concludono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm di Catania- Che senso ha pensare ad uno stabilimento più piccolo, dal momento che la Divisione Cyber è in forte espansione al punto d’avere, da più di un anno, 26 lavoratori Off-load su un organico di 20 a tempo indeterminato? A tutti questi dubbi non possiamo rispondere che con lo stato di agitazione. Adesso aspettiamo risposte chiare”.

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