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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca

Madre e figlia catanesi, salvate dallo stesso cardiochirurgo a trent'anni di distanza

Le due donne, colpite dalla stessa cardiopatia, sono state operate da Ugolino Livi. Per il direttore della Cardiochirurgia del Santa Maria della Misericordia di Udine è stato l'ultimo trapianto della sua carriera

È il 1989 quando Roberta Rapisardi catanese, 28 anni, si rivolge al cardiochirurgo Ugolino Livi a causa di una grave cardiopatia. Su di lei, a Padova, viene eseguito un trapianto di cuore, il primo della carriera di Livi.

L'intervento riesce, Roberta sta bene e dopo alcuni anni diventa mamma. A Benedetta, sua figlia, si manifesta però la stessa cardiopatia. Oggi la giovane ha 25 anni e a ottobre ha subito lo stesso intervento della madre. A operarla sempre Livi: è stato l'ultimo trapianto della sua carriera da direttore della Cardiochirurgia del Santa Maria della Misericordia di Udine. La storia di Roberta e Benedetta è stata raccontata da Messaggero Veneto e Il Piccolo.

Quando Roberta decide di avere un figlio, ripercorrono i quotidiani, sa che la cardiopatia può essere a rischio trasmissione genetica, ma decide di correre il rischio. Livi racconta che Roberta "venne a partorire a Padova, voleva il cardiochirurgo che l'aveva trapiantata vicino. Allora non erano molte le donne trapiantate di cuore che avevano avuto figli. Ora accade quasi normalmente". Dopo pochi anni a Benedetta si manifesta però la stessa malattia della madre. Roberta cerca nuovamente Livi, che la indirizza al centro specializzato in cardiopatie diretto da Giancarlo Sinagra a Trieste. Qui Benedetta viene seguita a lungo ma poi, quando la situazione si aggrava, la giovane si ritrova nel reparto di terapia intensiva, dove rimane due mesi in attesa di un cuore compatibile.

"Non era facile trovarlo - spiega Livi - lei minuta di corporatura aveva bisogno di un cuore piccolo con caratteristiche particolari.  L'occasione è arrivata e oggi  Benedetta è a qualche settimana dal trapianto e sta molto bene". "Ogni mattina quando mi alzo - è la testimonianza di Roberta - anziché pensare 'sono una trapiantata' penso a vivere normalmente la giornata. Tutto questo è servito a Benedetta per affrontare la paura dell'intervento". 
   

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