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Un giro nella città degli invisibili, nel limbo dell’emarginazione

Tra le piazze, le strade. Alla scoperta dei senza dimora: gli emarginati, gli ultimi della classe. Riccardo Rossi, in passato addetto stampa di politici e ministri, ci ha guidato alla scoperta di quelle vie che, a causa anche di forti traumi, diventano la loro casa

Invisibili, così li chiamano. Eppure la loro presenza c’è: si nota. La società è sorda, non li ascolta. Così come Catania, che custodisce i loro segreti,  le loro storie. Uomini con un proprio passato, tanto simile a quello degli altri. Oggi vivono in strada, nel limbo dell’emarginazione. Il primo giaciglio di fortuna, diventa il riparo per una sera, per una notte intera. Piazza Verga, Piazza San Francesco: qui le panchine accolgono il sonno di coloro ai quali non restano che sogni infranti.

Anche Piazza Santa Maria di Gesù, dove addirittura in pieno giorno, sotto gli occhi dei passanti, c’è chi dorme avvolto dalle coperte. Lo scenario non cambia andando sotto gli Archi della Marina - luogo preferito per trovare riparo - Vulcania, l’Aeroporto e la Stazione: durante la notte, infatti, i vagoni dei treni si riempiono di senzatetto.

Lungo Corso Sicilia, Piazza Spirito Santo, si arriva persino alla dura convivenza: quella con i cittadini catanesi, infastiditi dalle condizioni igieniche dei senza fissa dimora. Riccardo Rossi, che per tanti anni ha svolto l’attività di volontariato, ci ha aiutato a percorrere un viaggio alla scoperta di questa realtà. Oggi vive in una casa famiglia di Pedara. Giornalista da sempre, in passato è stato addetto stampa di numerosi politici e ministri. Dopo aver visto con i propri occhi i bambini vivere per strada in Romania, la sua prospettiva di vita è cambiata. Attualmente scrive per “la Gioia”, portale che raccoglie buone notizie e vite comuni, vite che nel silenzio si nutrono di gesti di solidarietà.

Da qui apprendiamo la storia di un uomo che, per anni, ha vissuto alla stazione, schiavo dell’alcool. Causa: un amore finito. “Io non so vivere senza amore” esclama, parlando ai volontari. Come lui quasi tutti coloro che, messi a dura prova da esperienze normali di vita, non riescono a reagire. La strada, l’alcool, molto spesso la droga, diventano il tunnel del non-ritorno. Lo stesso destino colpisce persone colte e benestanti.

Tanti gli austriaci, francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi. Una vita alle spalle, una famiglia. A causa di forti traumi, il futuro diventa per loro la strada. “Servirebbero prevenzione e accoglienza - spiega Riccardo Rossi - gli stessi obiettivi che i volontari si prefissano giornalmente, compiendo i giri notturni e scambiando parole con i senzatetto della città”.

Riccardo lo pensa davvero. Ci crede. Anche se, dopo tanti anni, sa quanto è difficile andare avanti per tutti coloro che vivono la strada: rappresentano, infatti, la categoria sociale più debole. Gli emarginati. Gli ultimi della classe. Tra loro anche chi soffre di particolari patologie mentali. I più violenti, vengono sottoposti al trattamento TSO, con il ricovero coattivo immediato. Chi non va in psichiatria, invece, rimane per le vie della città. Michele è uno di questi, ci fa sapere Riccardo.Vive da tanti anni nella zona dell’Aeroporto. Con le sue battute, con la sua fantasia di credersi veggente, regala piccoli sorrisi. Proprio quelli che la nostra società, molto spesso, nega.

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