Studentessa Erasmus rientrata in Sicilia attende l'esito del tampone da 11 giorni

E' riuscita a tornare in Sicilia il 21 marzo, esattamente un mese fa, sottoponendosi al tampone e seguendo alla lettera il protocollo regionale previsto per chi rientra dall'estero

Foto Ansa

Tra le tante storie di persone isolate a causa del Coronavirus, c'è anche la studentessa 24enne Federica Iozzia, residente a San Giovanni La Punta. Dopo aver conseguito la laurea presso la facoltà Ca’ Foscari di Venezia, al momento dello scoppio dell'epidemia si trovava in Spagna, a Madrid, grazie al programma Erasmus. E' riuscita a tornare in Sicilia il 21 marzo, esattamente un mese fa, sottoponendosi al tampone e seguendo alla lettera il protocollo regionale previsto per chi rientra dall'estero.

"Questo è avvenuto non a ridosso del mio periodo di isolamento di 14 giorni -spiega Federica - bensì solamente il 10 aprile, con un ritardo dunque di 5 giorni. Oggi trascorrono 11 giorni dalla data di esecuzione del tampone, il cui referto mi era stato confermato che sarebbe arrivato dopo 48 ore. Questa mattina ho dunque chiamato l’Asp di competenza. Una gentile signora, stranita dalla scoperta che la mail non mi fosse ancora arrivata, mi ha chiesto di attendere un attimo in linea per comunicarmi lei stessa il referto che aveva sotto mano. Il suo responsabile alzando il tono della voce, le ha intimato di non comunicarmi nulla".

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In questo lasso di tempo, Federica è rimasta isolata per evitare un possibile contagio a danno dei suoi familiari, pur non presentando alcun sintomo. Non sono mancati i disagi per le esigenze di prima necessità, tra cui ricevere generi alimentari.  "Non vedo la mia famiglia da ben 5 mesi - continua - ed ancora mi ritrovo a dover vivere in uno stato di isolamento. Mio papà si è visto costretto a lasciare il suo domicilio per recarsi a vivere in casa della sua compagna, che però si trova a Sant’agata Li Battiati, in un Comune diverso dal mio. Il che comporta un grosso rischio pure nel fornirmi la spesa necessaria. Io ritengo che sia un dovere fare qualcosa per sistemare questa situazione, e permettermi di riunificarmi alla mia famiglia".

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