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Studentessa fuori sede scrive a Musumeci: "Chiediamo solo di poter tornare nella nostra terra"

"Siamo studenti e lavoratori rimasti prigionieri delle mura di città che ci ospitano ma che non sono e non saranno mai casa nostra", scrive Stefania Caradonna in una lettera al Presidente della Regione siciliana

"Egregio Sig. Presidente, a scriverLe è una studentessa siciliana fuori sede. Le parlerò sinceramente. Scrivo con un sentimento di profondo sconforto. Premetto che condivido pienamente, ho rispettato e continuerò a rispettare pedissequamente tutte le misure di sicurezza che ci sono state imposte per fronteggiare l’emergenza Covid19. Sono pienamente cosciente del fatto che non è da un giorno all’altro che si risolve un problema come quello che siamo chiamati ad affrontare. Si parla di “fase della convivenza con il virus”, che ci terrà “compagnia” ancora qualche settimana, forse mesi, ma ad oggi non ci è dato saperlo. Ed è proprio per questo motivo che trovo assurdo che quando l’Italia intera è pronta gradualmente e con cognizione di causa a ripartire, ecco che la nostra Regione debba distinguersi e far parlare di se'; e non di certo per le sue meraviglie come è solita fare o per le eccellenze storiche di cui possiamo andare fieri, ma perché è l’unica Regione d’Italia in cui si impedisce ai residenti di far rientro a casa propria. Siamo studenti e lavoratori rimasti prigionieri delle mura di città che ci ospitano ma che non sono e non saranno mai casa nostra. Come un marinaio nel mezzo di un mare in tempesta non può far altro che cercare il suo porto sicuro, come un bambino trova pace sempre fra le braccia della propria madre, così noi chiediamo che sia la nostra terra a farci da scudo in questo periodo in cui tutti abbiamo il cuore fragile. Chiediamo solo di poter tornare nella nostra terra, continuando a rispettare, proprio come abbiamo fatto fino ad oggi, la nostra salute, quella dei nostri familiari e dei nostri concittadini. Siamo persone responsabili, che godono di buon senso. Non abbiamo invaso nel pieno della notte le stazioni e gli aeroporti quando abbiamo avuto il sentore che l’Italia intera, di lì a poco, si sarebbe fermata. Sappiamo portare rispetto, a noi stessi e agli altri. E con queste parole, Sign. Presidente, voglio appellarmi oggi alla Sua responsabilità, al Suo buon senso, perché possa capire la nostra posizione, il nostro punto di vista e lo stato d’animo di tanti che, come me, desiderano solo lasciarsi proteggere dalle mura non di una città qualunque, ma della propria. Certa del Suo ascolto e della Sua comprensione, distinti saluti".

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