Studenti disabili senza servizi e senza assistenza, cronaca di una morte annunciata

Parla Maria Teresa Tripodi della onlus "Il sorriso di Riccardo". Tra ritardi burocratici, enti locali al collasso e inadempienze il diritto all'inclusione viene calpestato

Essere minorenni, disabili e non avere assistenza per recarsi a scuola, per frequentare le lezioni come tutti gli altri, per recarsi in bagno e per comunicare e farsi comprendere correttamente. E’ quanto succede a Catania con centinaia e centinaia di famiglie che, quotidianamente, affrontano un calvario fatto di carte bollate, ritardi delle istituzioni, servizi precari. Nella Giornata Mondiale per l’Autismo, istituita dall’Onu nel 2008, e che si celebra oggi ci sono centinaia di famiglie in ambasce.

E’ stato, infatti, sospeso il servizio di assistente igienico – sanitario per gli studenti e si sta cercando una soluzione per trovare le coperture necessarie. Gli studenti con disabilità riconosciuta, per poter frequentare regolarmente la scuola, hanno bisogno di due figure necessarie: l’assistente igienico-sanitario e l’assistente all’autonomia e alla comunicazione. La prima figura, prevista per legge, ha il compito di assistere gli alunni in situazione di handicap negli spostamenti e nell’assistenza e nella cura per l’igiene personale durante la frequenza delle lezioni. La figura dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione è un operatore socio-educativo, assegnata all'allievo disabile in condizione di gravità, con rapporto di uno a uno, che ha il compito di mediare e rendere agevole la comunicazione, l’apprendimento, l’integrazione e la relazione.

A Catania ci sono oltre 350 studenti che hanno bisogno di queste due figure. Ma il refrain che le famiglie sentono è sempre il solito: “Non ci sono soldi”. Con un comune che vive la tragica condizione del dissesto e che fatica ad arrivare al pagamento dei servizi minimi è ancora più difficile. Così, senza soldi e senza prospettive nemmeno nel breve termine, l’assessore ai Servizi Sociali Giuseppe Lombardo ha scelto la strada dei segnali forti fermando il servizio di assistenza scolastica. Uno stop che impone una riflessione urgente e immediata per trovare le coperture del servizio sino a fine anno.

Una situazione che Maria Teresa Tripodi conosce molto bene. Durante l’intervista con Catania Today il suo cellulare squilla senza sosta. Sono mamme con figli disabili che chiedono novità, aggiornamenti, inviano messaggini. E il suo accento veneto, fermo e deciso, rassicura, consiglia e dà speranza. Ha fondato una onlus, “il sorriso di Riccardo”, dedicata al figlio prematuramente scomparso ed è da anni in prima linea per la tutela delle famiglie e dei ragazzi.

“Le cose che vedo in Sicilia mi fanno tanto arrabbiare”, ci dice. Da laureata in giurisprudenza Maria Teresa Tripodi spiega il percorso siciliano accidentato dell’assistenza ai disabili, partito da un vulnus che ha portato alla situazione attuale, acuita dalle difficoltà economiche del comune di Catania.

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“Non sono andata alla manifestazione di protesta. Non perché non sia coinvolta ma perché è soltanto la cronaca di una morte annunciata. Così come regolata questa figura, con tutti gli enti locali in dissesto o sull’orlo del dissesto, non poteva che finire così e ogni anno sarà sempre peggio”, spiega.

Infatti la figura dell’assistente igienico personale, rappresentata a Catania da circa 90 operatori, sarebbe di compentenza degli istituti scolastici e non dei Comuni che si sono sostituiti “in via sussidiaria”, in attesa che le scuole adeguassero il loro personale a questi compiti.

Un adeguamento che non è mai avvenuto e che costringe, ad esempio, il comune di Catania a fare ogni anno un bando per coprire il servizio con una spesa di circa 800 mila euro. Il tutto con i ritardi, i mancati pagamenti e le difficoltà del caso.

“Così come viene gestito – spiega Maria Teresa Tripodi- il servizio di assistenza non parte mai con l’inizio della scuola a settembre, ma sempre dopo e comunque mai prima di ottobre – novembre. In più a Catania il servizio di assistente all’autonomia e alla comunicazione nemmeno esisteva sino a qualche anno fa, grazie alle nostre battaglie siamo riusciti ad istituzionalizzare quest’altra importante figura indispensabile. Ancorchè tale figura fosse prevista dal lontano 1992 nella legge 104, a Catania addirittura mancava il relativo capitolo di bilancio ed i fondi assegnati, uno volta costituito, sono stati sin da subito del tutto insufficienti".

E quando, in mezzo alle difficoltà, le coperture economiche si trovano non sono mai sufficienti: “Ogni bambino ha un Pei, un piano educativo individualizzato, redatto dal gruppo H e che indica le ore di sostegno e il monte ore di asacom (assistente alla comunicazione). Ma vista la carenza dei fondi si è costretti a dare un numero limitato di ore di servizio di assistenza a ciascuno studente, contravvenendo nei fatti a quanto indicato nel pei”.

Così spesso fioccano le cause contro i comuni che, il più delle volte, vengono vinte da famiglie e associazioni comportando un ulteriore aggravio dei costi.

“Sappiamo la situazione difficile del Comune e abbiamo visto l’impegno dell’assessore Lombardo e degli operatori che lavorano. Ma finché questi servizi saranno a carico degli enti che non hanno mai fondi, ci sarà sempre questo inesorabile declino. Non capisco perché non debbano essere le scuole a farsi carico del servizio”, aggiunge Maria Teresa Tripodi.

"Ritengo che gli operatori che lavorano attualmente - conclude - abbiano grandi competenze e passione e sarebbe auspicabile che il mondo della scuola potesse assorbire, con un percorso mirato, le loro figure sia a tutela dei ragazzi sia a loro tutela".

Poi ci sono i paradossi: il comune non offre il servizio di assistenza igienico-sanitaria per i ragazzi ma se non vengono mandati a scuola, poiché nessuno potrebbe assisterli, possono incorrere in una denuncia per evasione scolastica.

Così alcuni genitori sono costretti ad andare a scuola e stare con i figli per assisterli oppure chi può permetterselo, e non è da tutti, paga di tasca propria un operatore. Situazioni che non collimano con i diritti più elementari che dovrebbero essere garantiti.

L’interrogativo allora si pone: perché il servizio di assistenza non va alle scuole? Mancanza di volontà del mondo dell’istruzione? O vi sono altri interessi? In mezzo al guado rimangono le famiglie e i lavoratori che si prendono cura dei ragazzi che vedono, anno dopo anno, il loro futuro incerto.

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