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Cronaca

Taglio dell'Iva sugli alimentari: cosa può succedere e chi ci guadagna

Se il governo Meloni cercherà una prima mossa "spot", semplice ma incisiva, la riduzione dell'imposta alleggerirebbe la spesa delle famiglie. Ma quanto costerebbe? C'è anche il rischio che i commercianti non ritocchino comunque in basso i listini

Si torna a parlare di taglio dell'Iva sugli alimentari. Più di un'azienda su tre (il 36% delle Pmi) prevede di essere costretta ad aumentare ancora i prezzi finali dei propri prodotti e servizi per riuscire a sostenere la stangata in arrivo per le utenze di energia e gas. Lo scenario allarmante emerge da un sondaggio condotto da SWG per Confesercenti su un campione di imprese dell’artigianato, del turismo e del commercio con 50 dipendenti o meno. 

I dati Istat relativi all'inflazione a settembre fanno registrare una nuova accelerazione dei prezzi del cibo, balzati al +11,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita complessiva del carrello della spesa che non si registrava dal luglio 1983. L'aumento dei prezzi non è l’unica strategia introdotta dalle imprese per contrastare il boom dei costi fissi: anche perché, per molte attività, traslare gli importi delle bollette sui prezzi finali vorrebbe dire uscire fuori mercato. Il 26% delle aziende pensa dunque di limitare gli orari di lavoro e di apertura, ad esempio anticipando la chiusura dei punti vendita per consumare meno energia. Un quadro fosco, c'è poco da girarci intorno.

Di fronte all’impennata dell’inflazione e ai prezzi degli alimentari fuori controllo, saliti dell’11,8% solo nell’ultimo mese, il taglio dell’Iva "rappresenta una misura indispensabile per abbattere i listini al dettaglio e alleggerire la spesa delle famiglie" secondo Consumerismo No Profit commentando l’allarme prezzi in Italia. Lo stato dovrebbe rinunciare a riscuotere l’imposta sul consumo dai beni interessati.

Il taglio dell’Iva sugli alimentari

"Il taglio dell'Iva sugli alimentari è una misura invocata da mesi da tutto il mondo dei consumatori, e un provvedimento che il governo può adottare velocemente di propria iniziativa", spiega il presidente Luigi Gabriele. "La riduzione dell’Iva su cibi e bevande -continua - avrebbe effetti positivi diretti non solo sulla spesa quotidiana delle famiglie, ma anche su quella di bar, ristoranti, hotel, strutture ricettive e attività varie, e di conseguenza sui listini al pubblico di una moltitudine di servizi con un effetto 'calmierante' sull’inflazione. Al tempo stesso, però, è necessario aumentare la vigilanza su quei fenomeni distorsivi dei prezzi, a partire dalla 'shrinkflation', ossia la pratica sempre più diffusa di ridurre le quantità di prodotto presenti nelle confezioni senza diminuire i prezzi al pubblico – prosegue Gabriele – Una prassi che svuota i carrelli degli italiani e produce una inflazione occulta che aggrava la già delicata situazione attuale".

"Il peggio deve ancora venire", avvisa Truzzi di Assoutenti, che spiega: "Ai rincari dell’elettricità si aggiungeranno quelli del gas, che saranno resi noti solo a novembre a causa del nuovo metodo di calcolo deciso da Arera e contestato dai consumatori. Aumenti che scatteranno proprio nel periodo in cui le famiglie fanno maggior consumo di gas e che considerate anche le ripercussioni sui prezzi al dettaglio, rischiano di avere effetti disastrosi sui bilanci di milioni di nuclei italiani. Per questo riteniamo più che mai urgenti interventi a sostegno di famiglie, imprese e sistema economico, dalla fissazione del price cap sull’energia al taglio dell’Iva sugli alimentari, fino al “divorzio” fra i prezzi di luce e gas".

Di taglio dell'Iva sui prodotti alimentari si parla da tempo, non è una novità assoluta. "E' un piano concreto e eventualmente alternativo o aggiuntivo ai 200 euro", diceva a luglio  la vice ministra dell’economia, Laura Castelli. "Si stanno valutando i costi di entrambe le misure - spiegava - e soprattutto quali siano le più impattanti sulla vita degli italiani, interverremo in questo senso nel decreto di luglio". Poi si scelse la via del bonus, ma oggi le cose potrebbero cambiare. Un provvedimento che agisca sui generi alimentari, che continuano a salire di prezzo nei supermercati, almeno su quelli di prima necessità e a maggior consumo: pane, latte, verdura, frutta, carne, è possibile. Il principale sponsor di questa ipotesi la scorsa estate era la Lega. Si dava per scontato che la riforma dell'Iva sarebbe stata un tema in primo piano in campagna elettorale, ma non è stato così.

Pro e contro

Se è vero che si avrebbe il vantaggio di aggredire direttamente l’inflazione sul carrello della spesa, si impegnerebbe tuttavia la finanza pubblica per aiuti fiscali rivolti anche a chi non è in difficoltà. Il bonus può essere destinato al ceto meno abbiente, con un reddito annuo inferiore ai 35 mila euro lordi, mentre il taglio dell’Iva riguarderebbe tutti, anche chi può fare a meno di questo aiuto, disperdendo così risorse preziose e scarse.

La decisione su un'eventuale riforma dell’Iva spetterà realisticamente al nuovo governo. Quello ancora in carica agisce come dimissionario, con poteri e scopi ridotti. Questione di qualche settimana. Secondo alcune stime credibili, costerebbe però molto, quasi 4 miliardi, l’azzeramento dell’imposta sul valore aggiunto per pane, pasta, farina, patate, latte e olio d’oliva e il calo dal 10% al 5% dell'Iva su prodotti come carne bovina, di vitello e di pollo, salumi, pesce fresco, uova e cioccolato. Cancellare per un anno l’IVA sul pane fresco, oggi al 4%, costerebbe 253 milioni, sul latte 150 milioni, mentre per la pasta e l’olio di oliva ci sarebbe bisogno di 76 e 141 milioni. 

E c'è anche un altro elemento di cui tenere conto, messo in evidenza qualche tempo fa da Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori: "Un taglio limitato ai beni necessari con Iva al 4% rischia di produrre un effetto nullo sulle tasche dei consumatori", spiegava. È molto probabile, aggiunge, che i "commercianti, anche loro in grande difficoltà per via degli aumenti dei costi di esercizio e del caro bollette, non ritocchino in basso i loro listini a fronte di una riduzione dell’Iva così bassa e di prezzi che stanno invece esplodendo, non traslando sui loro clienti i possibili benefici del provvedimento del Governo". Insomma: "Il taglio dell’Iva andrebbe solo a loro vantaggio". Staremo a vedere, ma c'è da scommettere che se il governo Meloni sarà alla ricerca di una prima mossa "spot" semplice ma incisiva, il taglio dell'Iva potrebbe essere seriamente preso in considerazione.

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