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Tariffe più alte per la sosta in centro, la Fipet non ci sta

A seguito della scelta del comune di Catania di aumentare le tariffe della sosta in zone del centro storico, la Fipet lancia un appello ed una denuncia per evitare che "tale atto si traduca in un ulteriore disincentivo al commercio cittadino"

A seguito della scelta del comune di Catania di aumentare le tariffe della sosta in zone del centro storico, la Fipet lancia un appello ed una denuncia per evitare che "tale atto si traduca in un ulteriore disincentivo al commercio cittadino al centro storico a beneficio dei soliti noti centri commerciali".

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"E’ frustrante raccontare il disagio di un ceto sociale abbandonato, inascoltato e vilipeso costantemente. Un tempo orgogliosamente Catania era definita la “ Milano del Sud”, faceva parlare di sè per la vivacità culturale, per il riscatto di cui era stata espressione e per l’esempio di concertazione e dialogo che aveva saputo instaurare - si legge nella nota della Fipet- Non è rimasto più nulla di quella realtà. Una città abbandonata, dominata dal degrado e dell’incuria e caraterizzata dall’assenza delle istituzioni che non si vedono mai, non si confrontano mai e che malgrado i molteplici appelli restano sorde". 

"Combattiamo – racconta Roberto Tudisco presidente Fipet – Federazione Italiana Pubblici esercizi e turismo- una battaglia per la legalità contro le stesse istituzioni che dovrebbero garantirla. Sembra quasi di essere in uno scenario Orwelliano dove la verità deve essere mutata e celata per accondiscendere lo Stato. A chi serve davvero l’aumento delle tarfiffe di sosta al centro storico?  Non di certo al commercio cittadino, che continua ad essere in profonda crisi, a non di certo a rilanciare l’economia cittadina, non di certo a tutelare residenti e cittadini che il centro lo vivono".

"È semplice più costa scendere al centro meno gente si muoverà verso lo stesso, data la spietata concorrenza dei numerossimi centri commerciali dove poter andare a fare la spesa, passare la serata e cenare presso le più disparate multinazionali del cibo e fare shopping.
Come può un piccolo commerciante concorrere con tutto questo? Come si può concorrere con gli eventi che questi centri organizzano? Come possiamo offrire qualcosa di più quando anche solo per ottenere i nostri diritti base dobbiamo lottare ed urlare contro istituzioni sorde?
Partiamo infatti da un presupposto : il commercio cittadino dovrebbe essere la reale priorità di questa città che di certo non è famosa per la piena occupazione e per il benessere sociale dei suoi abitanti ma anche anzi vanta tassi da disoccupazione da record ( vantiamo un 20° posto per città con il maggiore numero di disoccupati su 112 città)  con una percentuale che oscilla tra il 25 % ed il 30% della popolazione, e un giovane su due è senza lavoro. Raccontiamo di un commercio cittadino con una mortalità di impresa altissima come ci raccontano i dati della camera di commercio di catania e alla luce di tutto questo cosa fa il comune di catania? Aumenta le tariffe della sosta. Le aumenta di giorno e le inaugura di notte. Un pacchetto regalo di 24H".

"Dei diritti dei cittadini non si parla mai – spiega Elena Malafarina, vicepresidente Fipet - nessuna istituzione si batte per gli stalli bianchi che per legge dovrebbero essere il 50% degli stalli previsti, nessuno si scandalizza se tutte le vie sono piene di parcheggi a pagamento anche dove il codice della strada dice che non dovrebbero trovarsi, nessuno parla della strana penale che viene elevata insieme alla multa ma che- attenzione attenzione- è scontata se la paghi prima! Inoltre che dire delle promesse relative agli eventi? Alla estate catanese? Agli incentivi al commercio? Il NULLA. L’unica formula che piace a questa amministrazione è la chiusura delle strade. Chiudiamo il lungomare, chiudiamo la pescheria e chissà cosa chiuderanno lunedì con la “ attesa sorpresa” dell’assessore Rosario d’ Agata che ovviamente non ci è dato conoscere se non attraverso il giornale e per la quale siamo trepidianti e terrorizzati. Non si sa mai cosa si può chiudere e sappiamo che il comune non pecca certo di fantasia! il ponte gioeni docet".

Il Presidente Cidec Nino Giampiccolo è preoccupato per il futuro del commercio catanese, preoccupato per la competizione spietata che province lungimiranti come Ragusa e Siracusa fanno a Catania. "Catania ormai non è che lo spauracchio di sè stessa e di certo la ripresa non troverà vita attraverso coloro che per mano ci stanno conducendo nel baratro, occorre una presa di coscienza delle forze produttive della città, una spinta per un dialogo reale e duro se necessario ma che  possa rappresentare la verità da cui ripartire. Si può ignorare la realtà ma non si possono ignorare le conseguenze di ignorare la realtà. Dobbiamo liberare Catania da una visione miope e senza dialogo: allora si che avremo liberato le forze per una vera rinascita".

Il Presidente Fipet Roberto Tudisco lancia un appello a tutte le forze politiche, ai consiglieri comunali, ai consiglieri di circoscrizione e di municipalità ed a tutta la cittadinanza per una forte presa di coscienza per impedire la morte degli esercizi del centro storico.

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