Teatro Stabile, parlano i lavoratori: "Le istituzioni ci hanno abbandonato"

In sciopero da fine aprile, i lavoratori lanciano l'ennesimo grido d'allarme e chiedono scusa agli abbonati per aver sospeso l'attività

I lavoratori del Teatro Stabile di Catania sono in stato di occupazione. Fuori dalla storica sede espongono vari striscioni e sulle bacheche, al posto delle locandine degli spettacoli, c'è una lettera indirizzata agli abbonati.

"Siamo qui in occupazione - ci dice uno di loro - veniamo in teatro ogni giorno e rimaniamo sul retro. Siamo uniti e dispiaciuti di aver dovuto sospendere l'attività. Anche se la stagione stava terminando ci dispiace per gli spettatori, per chi aveva pagato un abbonamento. Per noi, purtroppo, la situazione è diventata davvero insostenibile. Siamo sicuri che comprenderanno le nostre ragioni e la nostra disperazione e continueranno a sostenerci".

Teatro Stabile chiuso: attività sospesa a tempo indeterminato

Tecnici, costumisti, scenografi, addetti all'attività amministrativa e al botteghino, sarti, tutti lavoratori che non percepiscono lo stipendio da sei mesi ed attendono anche il saldo di numerose spettanze.

 

"La situazione finanziaria del teatro è gravissima, lo sappiamo bene - continua a dirci uno dei tecnici "storici" che lavora nella struttura da 43 anni - Da tempo ci fanno promesse che non mantengono. Il consiglio d'amministrazione ci tiene informati e ieri abbiamo saputo che, solo a giugno arriveranno dei soldi e non saranno molti. I politici ci usano - prosegue un altro - vengono qui per fare vetrina, ma in realtà della cultura non gliene importa nulla". 

Teatro Stabile, salta assemblea dei soci: assenti Regione e Provincia

Hanno gli occhi tristi, ma si prendono in giro a vicenda, trascorrono il tempo giocando a carte, perché la giornata senza spettacoli in scena o nuovi progetti per la prossima stagione può essere davvero lunga. "La verità, che non vogliono dire, è che il teatro Stabile di Catania è fallito - affermano in coro - hanno distrutto un centro culturale importantissimo per la città e di noi si sono dimenticati. Perché - ci dice uno tra loro, il più anziano e arrabbiato - uno dei nostri soci, ovvero l'ente teatro di Sicilia si occupa molto di più del Biondi di Palermo e per il nostro teatro non ha un euro?".

E' come se fosse loro questo teatro in cui il più giovane lavora da oltre vent'anni. E lo difendono comunque. "Ci hanno detto che c'è un progetto di programmazione low cost per il prossimo anno - concludono i tecnici -, un cartellone con volti e nomi nuovi dai costi minori. Noi ci speriamo e ci teniamo a precisare che non è vero che ci sono state pignorate le poltrone. E' vero che sono venuti gli ufficiali giudiziari a fare una serie di valutazioni, ma alcune sedie in platea erano state tolte per esigenze di spettacolo, è bene dirlo, per noi la verità è importante".

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