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Che fine farà la Tecnis? Cisl e la Filca Cisl: "Scongiurare il blocco dei cantieri"

Chiuso l'iter, il commissario Ruperto sceglierà l'offerta migliore. Il tema delle costruzioni torni all'attenzione della Cabina di regia, alla luce degli ultimi eventi naturali e per scongiurare il blocco dei cantieri

La chiusura dell’iter di vendita della Tecnis tra pochi giorni e un settore che ha perso, in 10 anni, il 59% del monte salari, il 66 per cento di operai attivi, il 38 per cento di imprese (dati Cassa Edile Catania): per le costruzioni a Catania, come in Sicilia, la crisi non si ferma. Mentre il territorio è penalizzato dalle decisioni della politica nazionale: il futuro e il rilancio del settore diventano un miraggio. Sono preoccupate la Cisl e la Filca Cisl di Catania per le condizioni in cui versano le costruzioni, settore da sempre volano dell'economia.

Nell’attesa di sapere che fine farà la Tecnis, e con essa buona parte delle opere in cantiere nel territorio etneo, con circa 200 lavoratori diretti attivi in Italia, di cui una buona metà a Catania, Cisl e Filca hanno passato in rassegna lo scenario attuale del settore.

"La vertenza Tecnis – affermano Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl etnea, e Nunzio Turrisi, segretario generale della Filca Cisl di Catania – è vicina all'epilogo: attendiamo ormai a giorni di sapere qual è la scelta che farà il commissario straordinario Ruperto. La vicenda del colosso siciliano è stato l’ultimo colpo inferto a un settore che, nel biennio 2015-2017, come valore aggiunto, è stato in Sicilia l’unico in campo negativo: -6,3 per cento. Ora, è indispensabile riavviare un confronto con le istituzioni per lo sblocco delle opere a partire dal Patto per Catania".

Secondo Attanasio, "è ora, infatti, che il tema delle costruzioni ritrovi attenzione nella Cabina di regia al Comune di Catania. Il taglio dei fondi per le periferie, fatto dal governo nazionale, pone nuovi problemi in termini di blocco di cantieri e opere pubbliche essenziali e di negative ricadute occupazionali e infrastrutturali. Lo stanziamento regionale per il dissesto idrogeologico e l’adeguamento antisismico diventa di estrema attualità per Catania e il suo territorio dopo gli ultimi pesanti e drammatici eventi nel territorio catanese. Occorre riportare all'ordine del giorno la richiesta di modificare l’attribuzione al territorio metropolitano di “classe sismica 2” in “classe 1”, per consentire di migliorare l’efficacia degli interventi e di ottimizzare la spesa dei finanziamenti".

Per quanto riguarda la vertenza Tecnis, Turrisi ricorda "ci sono ancora cantieri da completare e circa 200 lavoratori diretti attivi in Italia, di cui una buona metà a Catania. Nella vendita dell'azienda, ci siamo sempre battuti, in primis, per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Abbiamo sempre ribadito che, nell’ipotesi si arrivasse alla vendita, come di fatto sta accadendo, la nostra preferenza era che si optasse per le offerte che riguardassero l’intera azienda e non lo smembramento. Dopo la decisione di Ruperto, è auspicabile che ci sia nuovo corso per l’azienda che possa ancora garantire soprattutto il lavoro per completare le opere iniziate, in particolare, per Catania, la Metropolitana, l’ospedale San Marco e i lavori del Porto".

Per Rosario Di Mauro, segretario territoriale Filca Cisl di Catania, "è auspicabile che da qui a un paio di mesi si possano avviare i pagamenti nei confronti dei lavoratori licenziati, della quota parte delle ultime tre mensilità e del TFR da parte del Fondo di Garanzia Inps. Rimaniamo invece in attesa dei pagamenti a saldo di quanto dovuto ai lavoratori per le cinque mensilità arretrate maturate prima della procedura, che auspichiamo possano essere pagate grazie alla vendita della società Tecnis".

"La crisi del settore delle costruzioni, come fotografato dai dati della cassa edile catanese – sottolinea Turrisi – non ha risparmiato neanche le grandi aziende, partendo dalla Sigenco e dalla Tecnis, entrambe aziende catanesi, per arrivare ai giorni nostri con la Condotte e, per ultima, la Astaldi. Ciò ha comportato uno stato di sofferenza non solo legata ai dipendenti diretti delle aziende in crisi ma ha coinvolto tutte le aziende sub-appaltatrici e fornitrici, ovviamente con i relativi dipendenti, basti pensare come un lavoratore edile produce lavoro per altri cinque lavoratori legati all’indotto".

Come spiegano i sindacati, la crisi è frutto di un insieme di fattori fra cui: il sistema di aggiudicazione dei lavori con il massimo ribasso; gare appaltate con prezziari non aggiornati; ritardi nei pagamenti dei SAL sulle opere pubbliche che non garantiscono tempi certi di incasso; il ruolo delle banche che in un atmosfera di incertezza globalizzata chiudono in precauzione le linee di fido o chiedono il rientro delle esposizioni; pochi investimenti in infrastrutture, riqualificazione messa in sicurezza, ammodernamento, e dissesto idrogeologico con il conseguente calo del numero di opere appaltate.

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