L'arte contro l'inquinamento: al porto il "Terzo Paradiso" di Pistoletto

Ha richiesto l'impiego di oltre 2.000 chili di plastica e oltre 500 ore di lavoro, coinvolgendo cittadini, operatori del territorio e in prima fila i docenti e gli allievi della scuola di Scenografia

L'opera collettiva più famosa di Michelangelo Pistoletto è stata eseguita per la prima volta in mare e con rifiuti plastici nel porto di Catania: un'installazione di 30 metri per 12 allestita su di un pontone galleggiante e realizzata dagli stessi cittadini che hanno raccolto la plastica dal mare come gesto di responsabilità pubblica per fronteggiare l'inquinamento del mar Mediterraneo. L'iniziativa è promossa da Fondazione Oelle-Mediterraneo antico.

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Il terzo paradiso a Catania ha preso vita presso la passeggiata del molo Foraneo di levante del porto, collocato su una piattaforma galleggiante di 800 metri quadrati. Ha richiesto l'impiego di oltre 2.000 chili di plastica e oltre 500 ore di lavoro, coinvolgendo cittadini, operatori del territorio e in prima fila i docenti e gli allievi della scuola di Scenografia dell'accademia di Belle arti di Catania. Di notte verrà illuminato con luci alimentate ad energia solare. L'opera si compone di tre cerchi che ricordano il segno dell'infinito in matematica, ma con un anello in più. "La sostenibilità ambientale si attua con il simbolo del terzo paradiso", spiega Pistoletto, che arriva dopo i primi due paradisi. Il primo è quello naturale, mentre il secondo è quello artificiale, ad opera dell'uomo. "Questo artificio, attraverso la prospettiva rinascimentale fino a oggi, ha portato allo sviluppo scientifico, ma anche allo sfruttamento della natura e al consumismo che ne è derivato, degradando e distruggendo questa natura. Adesso è arrivato il momento che la scienza si assuma la responsabilità di un progresso che ci riporti alla natura, in un nuovo equilibrio che possa determinare il terzo stadio necessario dell'umanità, cioè il terzo paradiso".

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