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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Il musicista catanese Marco Selvaggio conclude il suo secondo tour in Sud America

Marco Selvaggio suona l'hang in giro per il mondo e dopo aver toccato Vietnam, Argentina, Sud Africa, Marocco, Libano, Norvegia, Canarie, Azzorre, Thailandia, Cambogia, Birmania, ha raggiunto il Perù concludendo il suo tour in Sud America

Hai 'conquistato' il Perù: cosa ti ha dato questo paese e cosa hai imparato da questa esperienza?

"Il Perù è una terra davvero diversa dall’Italia. Vastissima. Sono atterrato con la sapendo che sarebbe stato un viaggio tostissimo e pieno di spostamenti. Ho preso 5 bus (il tragitto interno più lungo da Ica ad Arequipa di 15 ore) più un volo interno da Cusco a Lima. La mia unica preoccupazione era prendermi cura del mio hang! Custodito come un figlio. Non me ne sono mai separato. La gente mi fermava chiedendomi di suonare in ogni dove. Anche durante le mie cene (l’hang “seduto” nella sedia a fianco”). Non è uno strumento conosciuto da molti, anzi, a dire il vero è considerato uno degli strumenti più rari al mondo e chi lo vedeva per la prima volta restava felicemente sorpreso e sorrideva. Ho incontrato moltissima gente ed ho avuto la fortuna di confrontarmi con molti fotografi locali che mi hanno fatto scoprire le città e con cui ho condiviso bei momenti. Ho fatto fatto concerti suonando davvero ovunque. Dalle diverse corti dei palazzi storici ai localini tipici peruviani all’interno delle loro case trasformate in piccole associazioni culturali. Uno più bello dell’altro. Affascinanti. Quando ho suonato al Woodstock di Arequipa sono arrivato la grazie ad Oswald, il fotografo amico del proprietario che scettico mi guarda e non capendo cosa fosse l’hang voleva un attimo rassicurazioni. Non parlava inglese.Penso sia bastato uno sguardo. Salgo sul palco e inizio a suonare e la gente si ammutolisce. L’hang ti pietrifica e ti strega. Inizio con Lybra. Chiudo con Hanoi. Non voleva più farmi andare via tra gli applausi della gente. Mi ha invitato a suonare il giorno dopo ma dovevo andare a Puno. E’ stata un’emozione unica e sapere di essere riconosciuti per i propri meriti musicali oltre i propri confini senza se e senza ma è un bel motivo di orgoglio. L’ultimo concerto a Cusco è stata una degna chiusura di questo tour. Quando ho finito il mio concerto ho tarovato dei ragazzi argentini conosciuti qualche giorno prima. Erano dei musicisti polistrumentisti. Abbiamo continuato a suonare su incitazione del pubblico. Io hang ed elettronica; loro cajon, tromba, chitarra e flauto. Un’improvvisazione dallo spirito jazz e dai suoni world. Spesso con la testa torno indietro nel tempo e rivivo ogni momento. Sorrido!"

In che modo la pandemia ha influenzato la tua musica?

"Con l’arrivo del covid mi hanno annullato diversi eventi. All’inizio è stato un dramma specialmente per il mondo della musica che è quello che mi appartiene considerato un po’ ai margini rispetto agli altri. Stare fermo è stato faticosissimo. Ho fatto un solo concerto online in due anni. Son più tagliato per il mondo reale e non per quello virtuale. Necessito del pubblico.. Del palco e delle emozioni e dell’adrenalina che arriva da un vero concerto. Mi son concentrato sul suonare prettamente per me e nella creazione di nuovi brani. Sono usciti diversi brani. Air con il produttore Head Under Water. Frozen arrangiato da Toni Carbone e cantato da Jente Charlotte. Il mio EP pop autoprodotto “Endless Summer” e quello Lo Fi “Silver Waves”. La musica non è mai mancata e nemmeno il tempo per farla. Anzi, proprio il fattore tempo durante il lockdown, è stato qualcosa da sfruttare come non mai. Trasformando i tempi morti in tempi creativi. La capacità di inventarsi e reinventarsi ha portato un po’ tutti a prospettare nuove idee e soluzioni e penso che non tutto venga per nuocere. Bisogna essere positivi. Qualcosa torna sempre…"

Sei tornato dal Sud America per la seconda volta, quali sono stati i tuoi ultimi tour e quali i tuoi progetti per i prossimi mesi?

"Gli ultimi tour son stati incredibili. Ogni anno ne ho fatto uno oltre oceano e ho avuto soltanto il 2021 come pausa dal covid in maniera soltanto relativa per fortuna. Dal 2016 (non voglio andare troppo indietro nel tempo) in ordine ho suonato in Vietnam, Argentina, Sud Africa, Marocco, Libano, Norvegia, Canarie, Azzorre, Thailandia, Cambogia, Birmania e infine il Perù. Ho sempre avuto la fortuna di poter suonare un po’ ovunque con la mia musica e con il mio strumento in spalla. La musica dal vivo per fortuna sta per ricominciare alla grande soprattutto in vista della stagione estiva. In Perù ho conosciuto due dj producer peruviani. Vudufa con il quale abbiamo l’intenzione di realizzare un EP di brani particolari di musica elettronica e house con suoni tribali inca. Syerse con il quale stiamo facendo una single track elettronica sfruttando l’hang in una maniera molto percussiva. Penso che ci vorrà qualche mese ancora. Al momento ho diversi nuovi contatti e idee sempre originali. I viaggi in solitaria portano diversi vantaggi e la volontà di costruire rapporti e ponti musicali con altri artisti non manca mai. Al momento poi sono totalmente indipendente a livello contrattuale essendo i contratti dei precedenti album finiti e tutto ciò non mi da limiti nella misura in cui voglia sperimentare nuovi generi e tracce. Sto lavorando pure a un EP col duo italiano cosmic biscuits di musica Lo-Fi che è un genere che apprezzo tantissimo e con cui l’hang si sposa a pennello che spero riesca a vedere la luce dopo l’estate. L’uscita più recente invece è prevista per il 13 maggio 2022 data in cui sarà su tutte le piattaforme digitali “Flight” una canzone alquanto malinconica realizzata col producer tedesco Head Under Water con il quale collaboro per la seconda volta (il primo brano fatto insieme è “Air”) e che riesce a miscelare l’hang in maniera magistrale. A livello di eventi, invece, il 21 maggio 2022 suonerò a BASE a Milano per la Ponderosa (il management di Ludovico Einaudi per il quale ho suonato lo scorso 21 dicembre al Teatro dal Verme proprio in chiusura del grandissimo pianista) per il We World Festival a fine giugno dovrei suonare in Francia (dove non suono dalla notte bianca del 2001). Il 25 giugno suonerò in Francia a Nizza per un concerto privato in un posto davvero suggestivo ma è tutto work in progress. L’estate in ogni caso è alle porte e la metà del mio tempo lo spenderò a casa in Sicilia dove conto di suonare moltissimo. Son davvero felice per come stanno andando le cose e la mia vita. La musica ne fa parte e camminiamo di pari passo".

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