Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Traffico di esseri umani, prostituzione e riti voodoo: condanna per 11 persone

La sentenza arriva a poco più di un anno dall'operazione “Promise Land”. Le indagini scaturirono a seguito delle dichiarazioni di una giovane donna nigeriana giunta nel 2017 al porto di Catania a bordo della nave “Aquarius”, della Ong “S.O.S. Mediterranée”

Si conclude con una sentenza di condanna per un totale di 136 anni di carcere, per le 11 persone ritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di persone, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di sfruttamento della prostituzione. Il provvedimento arriva a distanza di poco più di un anno dall'operazione “Promise Land”. Il 12 giugno 2020, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, la squadra mobile di Catania ha infatti dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del tribunale di Catania, nei confronti del sodalizio criminale: in quell'occasione erano state contestate anche le aggravanti della transnazionalità del reato e di avere agito mediante minaccia attuata attraverso la realizzazione di riti voodoo, approfittando della particolare situazione di vulnerabilità e di necessità delle vittime (talvolta minorenni). Gli aguzzini ingannavano le vittime prospettando falsamente la possibilità di giungere in Italia per svolgere un lavoro lecito, mentre in realtà erano destinate al meretricio. In questo contesto le hanno esposte quindi a grave pericolo per la vita e l’integrità fisica, facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali, che le sottoponevano a privazioni di ogni genere e a diverse forme di violenza, facendole giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti, ad altissimo rischio di naufragio.

Le indagini

Il provvedimento restrittivo ha accolto gli esiti di un’articolata attività investigativa di tipo tecnico avviata dagli investigatori della sezione criminalità straniera e prostituzione, con il coordinamento della Dda etnea, a seguito delle dichiarazioni rese da una giovane donna nigeriana giunta il 7 aprile 2017, insieme ad altri 433 migranti di varie nazionalità, presso il porto di Catania a bordo della motonave “Aquarius” della Ong “S.O.S. Mediterranée”. Durante le fasi di accoglienza dei migranti un team di investigatori della Sezione Criminalità Straniera, specializzato nella cd. early identification di presunte vittime di tratta, individuava un soggetto vulnerabile, “Giuly”, (nome di fantasia) che, sentita dagli inquirenti, ha dichiarato di aver lasciato il suo paese perché convinta da un connazionale di nome “Osas”, che le aveva proposto di raggiungerlo in Italia, promettendole un lavoro lecito e anticipandole le spese del viaggio.

Dal racconto della giovane emergevano tanti dettagli sulla fase del reclutamento in Nigeria (dalla indicazione del Ju-Ju man ovvero lo stregone che aveva officiato il rito, alla procedura del giuramento e della sottoposizione al rito Ju-Ju, sotto la minaccia del quale la giovane aveva assunto il solenne impegno di non denunciare, di non fuggire e di pagare il debito d’ingaggio assunto, ammontante a 25.000 euro) alla fase del trasferimento in Italia dalla Libia dove è stata imbarcata su un natante di fortuna per poi essere soccorsa insieme agli altri migranti e condotta a Catania. L’attività tecnica ha permettesso di identificare il citato “Osas”, nell’indagato Obaswon Osazee, abitante a Messina, il quale dopo qualche giorno dal collocamento di “Giuly” in una struttura protetta, si è attivato per prelevarla, portandola presso la sua abitazione ed avviandola al meretricio. Le indagini tecniche hanno consentito di ricostruire un network criminale transnazionale, con cellule operative in Nigeria, Libia, Italia ed altri paesi europei, specializzato nella lucrosa attività di “human trafficking”, permettendo di accertare numerose vicende di tratta (almeno 15) ai danni di altrettante connazionali.

Il sistema di reclutamento delle vititme

il leader del sodalizio, Obaswon Osazee, collaborato in madrepatria dai familiari addetti al reclutamento (in base a criteri di natura meramente estetica) e alla sottoposizione ai riti magici (ripetuti più volte, anche tramite conference call, in caso di inottemperanza agli obblighi assunti) intratteneva i rapporti con i “connection-man” stanziati in Libia, incaricati di curare la fase finale e più pericolosa del viaggio, ovvero la traversata via mare dalle coste libiche a quelle dell’Italia, ritenuta dalle vittime una vera e propria terra promessa. In sintesi l’indagine ha permesso di fotografare l’attività di un efficiente sodalizio dedito alla tratta di esseri umani e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed operante su più Stati e distinguendo in base allo Stato ove veniva realizzata la condotta delittuosa era, difatti, possibile individuare: una componente “italiana” costituita da Obaswon Osazee detto Ozed ovvero l’Osas indicato da Giuly e risultato essere il capo indiscusso dell’associazione, da William Tessy detta Silvia, da Arasomwam James detto James; una componente “nigeriana” (familiari di alcuni degli indagati e altri soggetti con il ruolo di reclutatori); una componente “libica” (costituita dal connection man cui i sodali erano soliti rivolgersi per il trasferimento via mare verso l’Italia delle vittime). Grazie agli sforzi congiunti dei sodali nell’arco di quasi 8 mesi venivano registrate le vicende correlate al reclutamento, al trasferimento in Italia, alla gestione su strada di numerosissime vittime di tratta. Alcune delle vittime venivano immesse nel circuito della prostituzione delle strade messinesi, ove l’indagata John Belinda (già tratta in arresto da questo Ufficio per il delitto di tratta di esseri umani e già condannata per detto titolo di reato), risultava gestire alcuni joints (postazioni lavorative su strada) e alla quale venivano rimessi da alcuni dei sodali i canoni mensili per singola posizione occupata, previa riscossione del relativo importo. L'associazione criminale costituiva un punto di riferimento per altri connazionali, anch’essi impegnati nel settore della tratta di esseri umani, i quali chiedevano consigli, contatti o supporto logistico e, talvolta, offrivano anche aiuto per la gestione di vittime, pur continuando a gestire le proprie vittime (ci si riferisce agli indagati Ekairia Faith, Nosa Joy, Aiwuio Rita ed ad altri 4 indagati non rintracciati sul territorio nazionale): il collegamento tra i vari componenti del sodalizio e gli altri connazionali sopra menzionati permetteva di ricostruire ulteriori ipotesi di tratta svolgentesi al di fuori del perimetro associativo.

A Messina risultavano attivi in tal senso, gli indagati Arasomwam James e Bensono Macom incaricati, tra l’altro, della riscossione del canone di locazione dei joints spettante alla “proprietaria” dei posti (l’indagata John Belinda) mentre ulteriori basi operative risultavano dislocate a Novara, dove dimoravano William Tessy e Oghogho Evelyn, a Verona quale luogo di dimora di Ekairia Faith e Nosa Joy ed, infine, a Mondovì (CN), sede della madame Aiuwo Rita. La triangolazione dei pagamenti delle somme a scomputo del debito di ingaggio (a differenza di quanto rilevato in precedenti indagini ove la vittima generalmente versava nelle mani del trafficante le somme provento del meretricio, alcune madame adottavano una diversa modalità di pagamento: le vittime erano costrette a inviare le somme direttamente allo “stregone voodoo” che in Nigeria le aveva sottoposte al “juju”. Il volume di affari generato da detti traffici illeciti veniva gestito grazie al coinvolgimento di altri connazionali che si prestavano per trasferire, attraverso canali non ufficiali, la massima parte del denaro in Nigeria (ove veniva impiegato in investimenti immobiliari) ovvero per trasferirlo ai connection men libici in pagamento di nuovi viaggio di nuove vittime. Dall’analisi dei flussi di denaro movimentato attraverso le carte di credito e postepay emerse nel corso delle indagini (e tutte sottoposte a sequestro) risultavano accertate operazioni nel periodo di interesse per un ammontare complessivo pari a 1.200.000 euro.

I condannati

Il 12 ottobre 2021, il tribunale di Catania ha emesso la sentenza di condanna, confermando l’impostazione accusatoria, irrogando complessivamente 136 anni di reclusione: 1. OBASWON Osazee (cl.’87), anni venti di reclusione; 2. ARASOMWAN James (cl.’88), anni otto mesi sei di reclusione e 14.800,00 euro di multa; 3. BENSON Macom (cl.’91), anni dodici di reclusione; 4. WILLIAM Tessy (cl.’91), anni quindici mesi sei di reclusione; 5. OGHOGHO Evelyn (cl.’94), anni nove mesi otto di reclusione; 6. EKAIRIA Faith (cl.’81), anni tredici di reclusione; 7. NOSA Joy (cl.’78) anni quindici mesi quattro di reclusione; 8. OGBEIWI Nelson (cl.’84), anni dodici mesi sei di reclusione; 9. JOHN Belinda (cl. ’80), anni sei di reclusione e 12.000 euro di multa; 10. AIWUYO Rita (cl. ‘72), anni tredici mesi quattro di reclusione; 11.UWADIAE Julius (cl. ’78), anni dieci di reclusione. Questa sentenza va ad aggiungersi ad altre sentenze di condanna già emesse in precedenza: nel periodo decorrente dal mese di luglio 2018 al mese di luglio 2021 sono stati complessivamente irrogati 545 anni di reclusione nei confronti di numerosi autori del delitto di tratta di esseri umani, tratti a giudizio dalla DDA di Catania a seguito di lunghe e complesse indagini, curate per la maggior parte dalla Squadra Mobile di Catania.

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