Tratta di migranti, coinvolta la provincia di Catania: chiesti 33 rinvii a giudizio

L'impianto investigativo attuato ha avuto modo di documentare compiutamente le fasi relative ad alcuni sbarchi che sono avvenute lungo le coste siciliane e in quelle calabresi. Al centro delle indagini anche lo sbarco del 21 marzo 2011 avvenuto a Mascali

Al termine di un’articolata attività di indagine, condotta dai carabinieri del Reparto operativo di Agrigento e diretta dai sostituti procuratori Rita Fulantelli e Emanuele Ravaglioli, coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia, iniziata nel febbraio del 2010 e conclusa nel giugno 2014, la Direzione distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica di Palermo, ha chiesto al Gip , il rinvio a giudizio di 33 persone, tra cui 6 cittadini italiani e 27 egiziani.

Sono tutti Indagati tutti per il reato di cui all’art. 416 c.p. commi 1, 2, 3 e 6 ed all’art. 4 L. 146/2006 per essersi associati tra loro in una organizzazione transnazionale con altri soggetti giudicati separatamente ed altri ancora in corso di identificazione, al fine di commettere più reati contro la persona ed in particolare delitti di tratta di persone (art. 601 c.p.), di sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.) e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (art. 12 comma 3 lett. a), b) e d) D. Lgs. 286/1998) dal febbraio 2010 all’agosto 2012, in provincia di Catania, oltre a quelle di Ragusa, Messina, Calabria e Milano ed in territorio egiziano.

L’impianto investigativo attuato ha avuto modo di documentare compiutamente le fasi relative ad alcuni sbarchi che sono avvenute lungo le coste siciliane e in quelle calabresi, come può agevolmente rilevarsi dai risultati conseguiti nel corso dalle operazioni svolte dalle forze di polizia nel periodo di riferimento, durante le quali sono stati tratte in arresto 36 persone a fronte del rintraccio di oltre 300 migranti:
Le indagini hanno dimostrato come questo gruppo criminale organizzato, abbia gestito una grossa parte del nuovo mercato delinquenziale, la cui genesi scaturisce dal continuo aumento di richiesta di emigrazione da parte di persone disperate che si danno alla fuga dai loro paesi per sottrarsi alla persecuzione o alla miseria, in conseguenza della persistente instabilità politica dell’area nord  e del corno d’Africa.

Le risultanze investigative hanno evidenziato come una prima fase preparatoria dei viaggi si svolgeva appunto in Egitto, dove gli intermediari dislocati nelle varie regioni di quella Nazione procuravano le adesioni dei migranti, facendo da tramite con gli organizzatori.  Le persone che intendevano migrare venivano concentrate in un centro di raccolta non molto distante da “Scanderia”, località che identifica la città di Alessandria d’Egitto, dove rimanevano in attesa di essere imbarcate alla volta dell’Italia, secondo un calendario di partenze che era legato a diversi fattori, quali le condizioni del mare e le attività di controllo operato dalle forze di polizia lungo le coste italiane. La seconda fase riguardava il trasbordo dei migranti che, una volta arrivati nelle acque territoriali italiane, dalla nave “madre” venivano trasferiti in abitazioni vicine alla costa interessata alla sbarco e vi rimanevano segregati sino a quando i loro parenti in Egitto non avessero versato l’intero importo pattuito per la traversata. Le evidenze investigative hanno messo in luce che i migranti, in entrambe le fasi, venivano sottoposti a episodi di coercizione o di minaccia per ottenere una assoluta sottomissione alla volontà dei trafficanti.

L’effettiva portata della struttura criminale trova connotazione nelle caratteristiche salienti che la contraddistinguono:
- la sua transnazionalità: il reato è commesso in uno Stato, anche se: una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avviene in un altro Stato; in esso è implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; ha effetti sostanziali in un altro Stato ( art. 4 l. 146/2006);
- il ruolo della criminalità organizzata e la sua struttura a “rete”  poiché, dietro i movimenti di tanti clandestini, i cui viaggi sono drammaticamente noti all’attenzione dell’opinione pubblica, si cela l’operatività di strutture criminali transnazionali ben consolidate che agiscono secondo una stratificazione delle attività illecite, raggiungendo un alto grado di organizzazione per capacità operative/logistiche e per composizione numerica;
- La diversità geografica ed etnica delle persone dalle quali i trafficanti traggono ingenti profitti;
- i rapporti con la criminalità locale in quanto le indagini svolte, hanno dimostrato che gli esponenti di tale organizzazione transnazionale hanno in alcuni casi attivato rapporti con le organizzazioni criminali italiane che, spesso, dietro un compenso prestabilito, li hanno coadiuvati durante lo sbarco dei clandestini sulle coste siciliane, provvedendo al controllo del territorio onde prevenire eventuali azioni di contrasto delle Forze dell'Ordine e fornendo assistenza logistica, non potendosi escludere, attraverso tale collaborazione, il trasferimento di latitanti da e per altri paesi.

La struttura organizzativa criminale transazionale individuata è dunque ordinata per livelli, con una perfetta previsione dei compiti e delle regole, organizzati su quattro livelli:
-        “il direttivo”, il livello apicale composto da ABOU SAID; ABOU KHALED; ABOU YOUSSEF detto anche Helele; ABOU ABDALLAH MOHAMED ATTIA, che operavano esclusivamente in Egitto;
-      “gli intermediari”, costituiscono il livello appena inferiore al direttivo, con funzioni di gruppo operativo in Egitto, composto da ABOU CHAMS; MOUKHTAR; JAMAL EL MLOUFI; HILAL; ABDU OMAR; HAJAJE, ABOU MAHFOUD, con compiti di collante tra i migranti ed i vertici dell’organizzazione. Questo livello svolgeva una vera e propria attività di mediazione finalizzata al reclutamento dei migranti interessati ad essere trasposti in Sicilia;
-        “la cellula operativa”, il livello con base a Milano, composta da: EL SAYED ATTIA EL SOBHY ZAKARIA,  (referente milanese dell’organizzazione); MOHAMED ABDEL RHAMAN ISMAIL ELSOBHY, alias ELSOBHY Mohamed; MOHAMED RABIE ABEL AAL Mohamed; SAYD ABDALLAH (organizzatore nella cellula milanese) e fratello di ABOU ABDALLAH, ritenuto essere uno dei capi facenti parte del direttivo; GHARIB  SAID OSMAN (corriere tra Milano e la Sicilia); GHARIB Reda (corriere tra Milano e la Sicilia); GABER ALY HAMMOUDA AHMED (referente milanese della organizzazione); ELGHORAB AHMED AHMED MOUSTAFÀ (organizzatore nella cellula milanese); ZOURA Ahmed Rabie Ahmed; EL SAYED MOHAMED Tamer Gaafar; HASSAN EL BOUHI (referente milanese del sodalizio criminale); ABDELBAKI Tarek Ezzat Abd El Mohsen; ABDEL MEGIED Elasar, detto Mimmo; MORSI MOHAMED MORSI MONIR (referente di ABOU YOUSSEF, uno dei capi del direttivo); EL BADRY AZAT MOUSTAFÀ (Titolare di Phone Center Mar Rosso Di El Badry Azat Moustafa - centro hawala); MOHAMED ABDELGHANY SALEM SAL. I componenti avevano rapporti di parentela con alcuni appartenenti al direttivo e  provvedevano a trasportare ragguardevoli somme di denaro, necessarie per finanziare la logistica nei luoghi destinati agli sbarchi, per:
·     il pagamento della locazione delle abitazioni utilizzate per segregare i clandestini;
·     il pagamento degli automezzi noleggiati per il trasporto degli extracomunitari dalla spiaggia alle abitazioni;
·     il compenso degli uomini incaricati della custodia dei clandestini che venivano confinati sino alla totale corresponsione, da parte dei parenti in Egitto, della somma pattuita per la traversata;
·     l’acquisto dei viveri, abbigliamento, biglietti per il viaggio in treno o in pullman, che consegnavano ai clandestini, per consentire loro di raggiungere altre località del centro e nord Italia;
-        “la base” l’ultimo stadio dell’organizzazione, non meno importante rispetto ai superiori livelli, costituito da: ELSAYED SAAD MOHAMED ELSAKA Ragab; AHMED MOHAMED ABOUREZK Maher; CONTICELLO Domenico; SCLAFANI Alberto; SABELLA Diego; MAUCERI Filippo; CARLINO Diego; BEN MEFTAH Zied; MACHFAR Achref; RADOUAN Farghali; BOUBAKER Ouanassi; RAADANIA Noureddine (Nourrdine; MEGRI BEN ALÌ Hamdane; MEJRI Khaled; ABOUELAZD Ahmad (alias ABOUELEYD Ahmed, alias ABOUELAID Ahmed); TROPEA Domenico; MUHAMEL EMAD EL DEN; NABIL DAHHAN NABIL DAHHAN; SAIED MOHAMED Khamis; KASSEM Naser; questi venivano attivati di volta in volta nei luoghi di sbarco e, dietro compenso in denaro, avevano il compito di reperire, in tempi molto ristretti, la necessaria articolazione logistica da utilizzare sul territorio interessato al trasbordo dei migranti clandestini, garantendo la disponibilità di un numero idoneo di abitazioni vicine alla costa, in modo da essere raggiunte facilmente da migranti una volta sbarcati;  l’affitto di mezzi di trasporto, per accompagnare i migranti clandestini presso stazioni ferroviarie e parcheggi di autobus da dove intraprendevano il viaggio per le località del centro e nord Italia; l’acquisto dei viveri, indumenti, biglietti di viaggio da destinare ai migranti una volta a terra. I soggetti appartenenti a quest’ultimo livello erano facilmente intercambiabili, stante il ruolo dell’occasionalità rivestito da ciascuno, mutabile a seconda del numero degli sbarchi organizzati nella stessa area geografica e della disponibilità degli associati a fornire la propria opera quando chiesto dagli organizzatori. Solo in questo livello, è stata registrata la presenza di cittadini italiani, alcuni dei quali legati alla criminalità italiana, che hanno partecipato alle operazioni di sbarco e custodia dei migranti.
È interessante sottolineare, al fine di meglio comprendere l’effettiva portata della struttura organizzativa criminale investigata, impostata per livelli con compiti e regole ben definite, che i capi dell’organizzazione, coloro che per comodità di esposizione vengono definiti appartenenti al “direttivo” mantenevano i contatti con gli appartenenti al gruppo degli “intermediari”, operativo in Egitto, ma difficilmente entravano in contatto con i migranti.
La loro identificazione è stata resa ancora più difficile dalla costante permanenza degli stessi in quella Nazione nella quale, stante il precario equilibrio politico, gli approfondimenti investigativi internazionali non hanno sortito i risultati sperati.

L’indagine ha inoltre permesso di documentare numerosi trasferimenti di denaro tra Nazioni diverse; in particolare, alcune di queste transazioni, che avevano la caratteristica della “non tracciabilità”, erano destinate a finanziare la “tratta di esseri umani”.
Il centro di finanziamento italiano è stato individuato a Milano, dove vivono numerosi appartenenti all’organizzazione. A svolgere tale attività era El Badry Azat Moustafà, egiziano del ‘59, attraverso la gestione dell’esercizio commerciale PHONE CENTER denominato  “Mar Rosso Di El Badry Azat Moustafa”, dal quale sono state ritirate, in più occasioni, somme di denaro destinato al finanziamento degli sbarchi clandestini.

Tale sistema bancario, molto diffuso fra gli immigrati dalle coste africane, viene chiamato hawala e si avvale di  una rete di mediatori detti hawala o hawaladars che provvedono a trasferire qualsiasi somma di denaro da uno Stato ad un altro, istantaneamente e senza alcun tracciamento.
Il tutto avviene in modo molto semplice: il broker hawala chiama un suo omologo presente nella città del destinatario, da delle disposizioni sui fondi (di solito, sottraendo una piccola commissione), e promette di saldare il debito in una data successiva, basando le transazioni unicamente sull'onore.“

SBARCO DEL 21 MARZO 2011 SBARCO DI CLANDESTINI A MASCALI (CT)
 
·     Rintracciati 47 cittadini egiziani;
·     Arrestati 18 persone di cui 11 di etnia egiziana e 7 di nazionalità libica, di cui 2 minorenni,  su decreto di fermo emesso dalla Dda di Catania:
NAGHIB EL MADI HAMED egiziano del’78;
DAROUISH MHAMMAD egiziano del’49;
RAJAD ISSISI egiziano del’51;
ABD ELMAJID HASSAN libico del’85;
SAID FARAH IBRAHIM libico del’86;
ELFAKFAKH MAHROUS egiziano del’81;
AL IBRAHIMI ABDERRAHMAN egiziano del’80;
ABDELKHEDER MHAMMAD egiziano del’86;
SALEH HASSAN MHAMMAD egiziano del’86;
MUSTAPHA MUSTAPHA egiziano del’73;
GABER AHMAD egiziano del’80;
MAHMOUD MOHAMED libico del’81;
ASSAN ABDELMOTI ADEL egiziano del’82;
BDEL AZIZ NAFEA MOHAMED libico dell’81;
FARRAG MOSTAFA egiziano del’65;
ELGABRY SAMEH libico dell’87;
ALI ABDALLA MOHAMMED libico del’96, all’epoca minorenne);
CIABAN MOHAMMED JAMAL libico del’94 (all’epoca minorenne).
Ritenuti responsabili, a vario titolo, del traffico di esseri umani nel territorio dello Stato realizzato a mezzo di pescherecci.

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