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Trecastagni, il commissario del governo blocca i fuochi e si teme per l'uscita dei santi

Scortato dal comandante dei Vigili Urbani, il commissario è arrivato alle pendici dell'Etna ed ha imposto lo stop per i festeggiamenti di oggi previsti per la ricorrenza dei santi martiri copratroni di Trecastagni

Il provvedimento di scioglimento del Consiglio comunale, imposto ieri pomeriggio dal Consiglio dei Ministrti, ha avuto immediata applicazione nel Comune di Trecastagni. Ieri sera, come spiegano i bene informati, un funzionario della Questura ha notificato l'atto ai consiglieri ed al Sindaco Giovanni Barbagallo, ed uno dei tre commissari inviati da Roma è arrivato questa mattina in paese. Scortato dal comandante dei Vigili Urbani, il commissario è giunto alle pendici dell'Etna ed ha imposto lo stop per i festeggiamenti di oggi per la ricorrenza dei santi martiri copratroni di Trecastagni. Bloccando i tradizionali fuochi previsti per questa sera. Decisa inoltre la cancellazione dei lavori del Consiglio comunale che, questa sera, avrebbe dovuto approvare il bilancio dell'ente.

Il blocco dei fuochi è un provvedimento che, chi conosce bene la storia del paese montano, non è mai avvenuto prima d'ora, neanche in tempo di guerra. Una situazione che genera preoccupazione anche da un punto di vista dell'ordine pubblico, visto che quella di Alfio, Cirino e Filadelfo è la terza festività religiosa per partecipazione a livello regionale dopo quella di Agata, a Catania, e di Rosalia, a Palermo. E, vista l'accellerazione voluta dal governo nazionale, c'è chi teme anche per il momento clou della manifestazione, l'uscita dei tre santi, prevista per domani. 

Dopo un'indagine della prefettura e la decisione del Consiglio dei Ministri, ieri pomeriggio il Consiglio comunale di Trecastagni è stato sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata. Ad aver spinto il governo nazionale nella scelta, come spiega il candidato sindaco Pippo Messina e, indirettamente, anche il sindaco Giovanni Barbagallo, è l'inchiesta Gorgoni. Un'indagine della Procura della Repubblica di Catania che ha portato alla luce il ruolo di due dipendenti comunali nell'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti alla ditta di Vincenzo Guglielmino, considerato dai magistrati imprenditore uomo di fiducia del clan mafioso dei Cappello. 

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