Truffa da 100 milioni di euro, indagati sconteranno ancora i domiciliari

La decisione è stata presa dal Tribunale del Riesame nei confronti di 5 indagati coinvolti in un'associazione a delinquere finalizzata ad una frode fiscale milionaria. L'operazione della Guardia di Finanza risale al 6 Giugno scorso

Il Tribunale del Riesame di Catania ha rigettato le richieste di remissione in libertà presentate dai difensori dei 5 indagati coinvolti nell'operazione chiamata "Truffa Carosello", eseguita lo scorso 6 Giugno dalla Guardia di Finanza. L'associazione a delinquere era finalizzata ad una frode fiscale di oltre 100 milioni di euro.

Le perquisizioni, 19 in tutto, erano state fatte nei confronti di indagati indagati nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa con il sequestro preventivo di beni per oltre 13 milioni di euro. L'accusa: associazione a delinquere, omessa dichiarazione ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti i reati contestati.

L’attività traeva origine da una verifica fiscale, in materia di Iva intracomunitaria, eseguita dalla Guardia di Finanza di Catania nei confronti di una nota società di distribuzione di beni di largo consumo

Le attività investigative avevano consentito di ricostruire una rete di società, sia nazionali che estere (maltesi e rumene), che operavano ingenti acquisti di merce in evasione dell’ Iva.

Due i sistemi di frode adottati: il primo, mediante emissione di fatture false nei confronti delle imprese estere unitamente alla artificiosa formazione di C.M.R. (lettere di vetture internazionali), redatte a posteriori, che documentavano il fittizio trasferimento delle merci dall’Italia alle imprese Maltesi; il secondo mediante costituzione di apposite società, sia di denominazione nazionale che di denominazione estera, le quali effettuavano ingenti acquisti di merce godendo del regime di non imponibilità dichiarandosi falsamente “esportatori abituali”.

I soggetti economici coinvolti nelle indagini erano risultati essere, nella maggior parte dei casi, evasori totali, privi di documentazione amministrativo-contabile, ubicati presso recapiti fittizi o inesistenti o caratterizzati da una breve durata di vita. L’ammontare complessivo delle cessioni è stato quantificato in oltre 100 milioni di euro cui è corrisposto un omesso versamento dell’Iva per oltre 20 milioni di euro.

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