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La "grande truffa" dei carburanti: contatori truccati e gasolio agricolo

Risultano indagate circa 100 persone nell'operazione "Nespola". A conti fatti, sono oltre 45 i milioni di euro venuti meno dalla riscossione delle imposte dirette

C'erano due modi per truffare il fisco ed alzare vertiginosamente le percentuali di guadagno relative alla gestione dei rifornimenti di benzina e gasolio. Il primo è un classico: carburante agricolo acquistato illegalmente dagli impianti Gp dei Fratelli Pillirone di Scordia, falsificando poi i libretti u.m.a., sui quali andrebbero annotate le spese relative all'acquisto di diesel o verde a prezzo agevolato. Invece di finire "nei campi", il prezioso liquido veniva riversato nei serbatoi degli autotrasportatori e rivenduto di volta in volta all'acquirente di turno. La parola in codice per gli acquisti - che fornisce anche il nome all'operazione delle fiamme gialle etnee - è "nespola". Una nespola, mille euro di carburante.

VIDEO - I DETTAGLI DELL'INDAGINE

Il secondo sistema di frode è più macchinoso. Il carburante era prelevato dalle imprese petrolifere "Comeco" di Siracusa e "Petrol Service " di Catania e rivenduto senza l'iva al 21 per cento con l'intervento della società campana "Gisape". Questa, amministrata niente di meno che da un parrucchiere, Luigi Tomarchio, falsificava le dichiarazioni d'intento preparando le carte per una finta esportazione all'estero. Invece i prodotti petroliferi finivano nei distributori stradali che richiedevano le "nespole" di volta in volta. Naturalmente le compagnie multinazionali erano all'oscuro di tutto, anche se in certi casi - come precisa il comandante Manna - il sospetto che qualcosa non adasse per il verso giusto era venuto anche a loro.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Chi si occupava di alterare i contatori delle colonnine, per fare in modo che quel carburante non venisse tracciato, era Francesco Tomarchio, al secolo "brioscia". I finanzieri lo hanno filmato in più occasioni ed ora è agli arresti domiciliari insieme ad altri 14 membri della stessa organizzazione.  C'è anche Salvatore Messina, appartenente alla storica famiglia mafiosa catanese dei Cappello ed attualmente detenuto presso il carcere di Caltanisetta con il 416 bis (associazione mafiosa). "Ma al momento - spiega il comandante provinciale Roberto Manna - non ci risulta un vero e proprio coinvolgimento della criminalità organizzata in questa operazione, anche se gli interessi in gioco sono notevoli".

Tra gli arrestati c'è anche Sergio Leonardi, il “capo” della banda. Era gestore di un distributore stradale di Catania e si occupava di ricercare operatori commerciali compiacenti con la collaborazione di Eugenio Barbarino, (titolare della Petrol Service di Catania), Alessandro Primo Tirendi (titolare della Tiroil, sempre di Catania) e Damiano Sciuto.

Giuseppe Forte è invece un pensionato catanese, che faceva da broker nel settore del “gasolio agevolato” insieme al figlio Salvatore, addetto alla distribuzione, si occupava delle forniture di carburante agricolo e della successiva cessione a clienti complici.

A conti fatti, sono oltre 45 i milioni di euro venuti meno dalla riscossione delle imposte dirette. Lo Stato ha perso anche circa 30 milioni di euro dal' iva non versata, 4  dalle accise e 1,5 milioni di euro dall'Irap. Si pensa che siano stati venduti ai consumatori, con prezzi normali per chi faceva rifornimento, oltre un milione e 200mila litri di carburante di contrabbando. Tra i rifornimenti posti sotto amministrazione giudiziaria in città, l'agip di viale Ruggero di Lauria, posto di fronte il monumento ai caduti, ed un rifornimento in piazza Galatea.

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