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Pagano con soldi falsi in un hotel di Milano, 29enne catanese sventa una truffa

Il trader finanziario etneo era stato contattato da due serbi, entrambi con precedenti per reati contro il patrimonio. E' la seconda volta che la vittima subisce un tentativo di truffa

"Prima i soldi "buoni", una piccola tranche, consegnati in un bar. Qualche ora dopo quelli fasulli, in una sala privata di un albergo. La più classica delle truffe, con lo scenario di una compravendita di bitcoin, stava per scattare nel pomeriggio di mercoledì 27 giugno nel centro di Milano. E la vittima è lo stesso giovane che, meno di un mese fa, aveva sventato una truffa del tutto simile: compravendita di bitcoin con denaro falso.

Si tratta di un 29enne di Catania, trader finanziario con un "tesoretto" in bitcoin pronto a cedere in cambio di denaro quando qualcuno si mostra interessato all'acquisto. A contattarlo, questa volta, due serbi di 30 e 47 anni, rispettivamente Cristian Jovanovich e Petar Lazic, noti per frequentare il campo di via Monte Bisbino, entrambi con precedenti per reati contro il patrimonio. Il terzetto decide di darsi appuntamento al Bar Martini di corso Venezia alle 11 di mattina, dove avviene la vendita "pulita": 9 bitcoin in cambio di 50 mila euro.

Il trader pensa di potersi fidare e fissa un nuovo appuntamento, dopo l'una di pomeriggio, in una sala appositamente riservata all'hotel Chateau Monfort, in piazza Tricolore. In "ballo" ci sono bitcoin per 1 milione e 250 mila euro. Ma stavolta non sembra tutto liscio. Il trader, in particolare, si insospettisce quando i due serbi fanno movimenti molto rapidi con un telo mentre gli mostrano le mazzette di banconote in un borsone.

„ Il venditore chiede allora di assentarsi qualche istante. Esce dalla sala e chiama il 112. Poi rientra e si accorge che i due gli hanno preso la valigetta on i 50 mila euro della mattina. Pochissimo dopo arrivano i poliziotti delle volanti che ispezionano il borsone: ai lati e in alto c'erano mazzette di banconote vere, ma in gran parte si trattava di soldi falsi con la scritta "fac simile". Inevitabile l'arresto in flagranza di reato: i due rispondono di furto (della valigetta con 50 mila euro frutto della vendita mattutina) e di tentata truffa.

Accompagnati i due in questura, si è poi scoperto che il più anziano è destinatario di un'ordine di esecuzione (per condanna definitiva) per truffa in Austria: l'uomo sarà quindi probabilmente estradato. 

L'altra truffa sventata

Non è la prima volta che il 29enne subisce un tentativo di truffa mentre cerca di vendere bitcoin. Era già accaduto sempre a Milano all'inizio di giugno. Anche in quella occasione il giovane riuscì a sventare l'inganno, perpetrato da un serbo e un cubano finiti in manette. La trappola, sempre in bitcoin, ammontava a oltre 2 milioni di euro. Stesso copione: prima uno scambio minimo con soldi veri, poi quello reale con soldi falsi. 

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