Un incarico dalla Regione al professore coinvolto nell'inchiesta "Università bandita"

Dodicimila euro per uno studio sui moti carbonari del 1820. Lo ha deciso l'ultimo giorno del 2019 il presidente Musumeci. Suriano (M5S) chiede la revoca del provvedimento

Uno studio sui moti carbonari del 1820 commissionato dalla Regione a un eminente studioso siciliano. Sin qui sembrerebbe tutto normale ma a scatenare la polemica è il nome dello studioso. Si tratta del professore universitario, originario del ragusano, Giuseppe Barone.

Quest'ultimo, con una lunga carriera accademica alle spalle, è stato per anni uno dei personaggi di primo piano dell'ateneo catanese. Però il docente è stato anche coinvolto nell'inchiesta "Università bandita" che ha messo sotto accusa diverse figure di primo piano dell'ateneo catanese che, secondo le accuse, avrebbero pilotato concorsi universitari.

La notizia dell'incarico a Barone - riportata da FocuSicilia - racconta come il presidente Musumeci abbia, con un atto datato l'ultimo giorno del 2019, commissionato lo studio al professore universitario. Non sono tardate le reazioni: la deputata del Movimento Cinque Stelle Simona Suriano, da sempre molto attenta al mondo universitario etneo, ha chiesto subito la revoca dell'incarico.

“Elargire 12mila euro di fondi pubblici a un soggetto coinvolto pesantemente in una inchiesta giudiziaria di tale portata è uno schiaffo alla meritocrazia, alla legalità e al buonsenso – ha affermato Suriano -. Il presidente Musumeci ha scelto, arbitrariamente e senza alcuna procedura comparativa, di destinare la somma al professore Barone, proprio colui il quale - secondo le accuse - parlava testualmente di “stronzi da schiacciare” durante i concorsi universitari. Proprio colui che, secondo i magistrati, avrebbe cercato appoggi ed entrature per portare il figlio docente a Catania: e poi c'è riuscito. Proprio colui che, secondo i magistrati, organizzava finti convegni, in realtà mai effettuati per ottenere dall'ateneo i rimborsi e distribuirli con altri docenti che facevano parte delle commissioni dei concorsi”.

Inoltre l'esponente pentastellata ha aggiunto: "Non c'erano altri docenti, ugualmente preparati e titolati? Non si poteva ricorrere ad altre forme comparative e pubbliche? Penso allo storico Giambattista Sciré, il ricercatore che sulla sua pelle ha pagato il prezzo dei concorsi truccati e dell'Università Bandita. Penso alle centinaia di eccellenze siciliane che sono dovute scappare perché dentro l'università di Catania comandavano certi “baroni”. Musumeci torni indietro revocando l'incarico. Come può un giovane onesto avere fiducia nella politica quando chi è accusato di condotte illecite viene anche premiato".

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