Università di Catania e la classifica Censis, parla il rettore Francesco Basile

Il nuovo rettore dell'Università di Catania, professor Francesco Basile, commenta la classifica pubblicata da Censis sui migliori atenei d'Italia e spiega quali sono le misure da attuare nei prossimi anni per migliorare la situazione nella provincia etnea

La classifica pubblicata da molti quotidiani italiani, che ripropone i dati presentati dall'istituto Censis sui migliori atenei d'Italia, vede l'Università di Catania al penultimo posto. Un risultato sicuramente non entusiasmante che, tuttavia, può essere letto come un miglioramento rispetto all'anno scorso quando era invece in fondo alla lista. Il nuovo rettore Francesco Basile, eletto da poco dopo la decadenza dell'ex Magnifico Giacomo Pignataro, commenta il risultato, spiegando quali sono i settori su cui puntare per migliorare e, in prospettiva, guadagnare posizioni. 

Professore, Catania è al penultimo posto, è un risultato negativo o possiamo leggerlo in altro modo? 

"Consideriamo che l'anno scorso eravamo all'ultimo posto, quindi, in generale, abbiamo guadagnato una posizione scavalcando la Federico II di Napoli che, come punteggio totale, è scesa. Noi invece abbiamo perso soltanto lo 0.4. Analizzando i vari settori, tuttavia, il nostro punteggio è cresciuto nella comunicazione, su cui noi stiamo puntando moltissimo. Dopo 8 mesi di stasi senza Rettore e con un direttore generale che poteva solo fare le cose urgenti, da quando mi sono insediato, abbiamo spinto su questo settore".

Quali sono gli ambiti da migliorare, secondo lei?

"Risultiamo un po' peggiorati nelle strutture e nell'internazionalizzazione, questo è innegabile, ma spingere sulla comunicazione vuol dire essere più attrattivi anche nei confronti degli studenti stranieri. Proprio per questo, ad esempio, stiamo provvedendo a realizzare dei corsi di insegnamento in lingua Inglese". 

Come lei ha spiegato, esiste una carenza negli spazi dedicati agli studenti. Cosa si può fare?

"Diciamo prima di tutto che osservare un incremento nella tendenza dei nostri studenti a visitare altri Paesi non è di per se un fatto negativo. Ciò detto, stiamo facendo tanto per mettere a dispozione luoghi adeguati anche qui. La classifica parla, ad esempio, di aule studio; proprio a ottobre ne abbiamo realizzate di nuove alla cittadella universitaria, vicino alla Torre biologica, che abbiamo aperto da poco. Laddove si parla invece di borse di studio, teniamo presente che ne abbiamo dato il 100 per cento a tutti coloro che ne avevamo fatto richiesta". 

Cos'è cambiato rispetto all'anno scorso? 

"Quello che stiamo facendo per migliorare è sicuramente puntare su una maggiore attenzione nei confronti degli studenti e su un incremento di corsi dedicati a chi viene dall'estero. Implementare la comunicazione, come ho detto prima, significa anche far conoscere meglio tutte le attività messe in atto dal nostro ateneo e che, per vari motivi, purtroppo molti sconoscono".

Nell'analisi conclusiva, secondo lei, ha influito in qualche modo il periodo in cui l'Università è stata sostanzialmente senza guida? 

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"Beh sicuramente sì, il periodo di fermo dovuto alla carenza negli organi di vertice da agosto a febbraio. Però nonostante questo abbiamo guadagnato una posizione e stiamo in questo momento intervenendo nei punti che riteniamo importanti. Voglio dire però che vogliamo crescere in questi ambiti non tanto per la classifica in sé, ma per fornire un servizio più completo agli studenti, che sono il nostro interesse principale". 

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