Università, corsa al rettorato: ecco i "magnifici" quattro

I candidati al momento sono loro: Enrico Iachello, Giuseppe Vecchio, Vittorio Calabrese, Giacomo Pignataro. Prima la risposta alla Cgil, poi il confronto tenutosi nella facoltà di Giurisprudenza. Si tracciano così le prime linee programmatiche

L’eredità lasciata non sarà certo semplice da gestire. La nave Università, che dovrebbe riuscire a traghettare gli studenti verso il mondo del lavoro, rischia di affondare. Almeno quella pubblica. Catania lo sa bene, soprattutto dopo gli effetti postumi alla riforma Gelmini. Crisi di risorse quindi, ma non solo.

L’ultimo dibattito aperto dalla Cgil, ha sollevato una questione già nota riguardo alle “Linee guida sui provvedimenti disciplinari”, varate lo scorso 28 Gennaio dal CDA dell'Università di Catania. Una decisione considerata da molti un attacco alla libertà d’espressione e che rientra nella sfera politica della gestione d’ateneo. Le risposte arrivate dai nuovi candidati hanno smorzato comunque il clima e non hanno chiuso le porte ad una futura revisione.

Il confronto tenutosi nella facoltà di Giurisprudenza, ha invece tracciato meglio le linee programmatiche dei nuovi  candidati a rettore. Tante le varie tematiche. Il minimo comune denominatore emerso, sembra essere uno: autonomia e qualità nella gestione dell’ateneo. Come riportato nel portale liveunict.com, che ha seguito le “question tag” poste ai candidati, le questioni calde sembrano essere queste.

ORGANI DI GOVERNO: DISTANZE RAPPRESENTATIVE E COMPETENZE DEL RETTORE. Questa la prima questione relativa alla possibile riforma dello statuto d’ateneo. Per Vittorio Calabrese occorre orizzontalizzare il potere del rettore. Stessa linea seguita da Giacomo Pignataro, che ha parlato dell’importanza di un metodo democratico sia nella scelta degli organi, che nella suddivisione dei poteri.

Enrico Iachello si è soffermato invece sulle competenze del rettore, specificando che non è sua priorità modificare lo statuto, in quanto si aspetta sempre il pronunciamento del consiglio di stato. Giuseppe Vecchio ha detto, invece, che non è possibile parlare di autonomia, senza il problema della fonte e del suo regime, che descrive il contenuto dell’autonomia universitaria stessa.

ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA. Per Enrico Iachello le risorse sono decrescenti, occorre quindi razionalizzare. Didattica e ricerca sono una priorità. Sul personale del politecnico, una piccola quota va riservata. Vittorio Calabrese guarda invece al modello del “found rising”, con l’innesto di nuove competenze amministrative (magari rivedendo il ruolo delle segreterie)

Giuseppe Vecchio è drastico: non ci saranno più direttori di dipartimento che faranno i dirigenti. Occorre cooperazione tra vertice e strutture dipartimentali. Nostalgico Giacomo Pignataro, che vuole un ritorno al vecchio sistema amministrativo, con un controllo e monitoraggio più serrato.

STRUTTURE DIPARTIMENTALI. Per Enrico Iachello vanno ridotte numericamente, specificando che la didattica compete all’operato dei dipartimenti. Nuove commissioni disciplinari è la proposta di Vittorio Calabrese, per organizzare meglio i dipartimenti. La presenza dei prorettori, per ottimizzare invece il dialogo tra centro e periferia.

Giacomo Pignataro elenca,  tra le priorità dei dipartimenti, quella di elaborare un proprio progetto scientifico e culturale, coniugando ricerca e didattica. Giuseppe Vecchio, infine, afferma che è presente un evidente problema quantitativo. Il numero dei dipartimenti, infatti, non dovrebbe essere maggiore a 14. Questo perché si crea un problema di rappresentanza in senato accademico.

Incerta la data delle elezioni, ancora da stabilire ufficialmente.

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